I Miracoli

 
 I MIRACOLI
 
La tradizione radicata nel popolo da secoli ne racconta splendidi e senza numero. Per narrarli tutti, anche attraverso il pio entusiasmo di questo poetico popolo calabrese, ci vorrebbero volumi su volumi. Se ne narrano alcuni, i testimoni dei quali, persone probe e veritiere son vivi, e che dai loro genitori e da chi li han preceduti li han sentiti raccontare.
Questi che si espongono sono noti a tutti i paesani e a quelli dei paesi vicini. Bisogna porre per base la gran fede nei Curinghesi all'Immacolata, e la benigna condiscendenza di Lei verso i suoi devoti, ed e necessario tener presente che la catena dei continui prodigi e delle grazie segnalate non è stata mai interrotta dal giorno che, nei secoli remoti, la devozione alla Vergine Immacolata si stabilì fra di noi.
 
IL SERPENTE NEL FRANTOIO:
 
Durante l'invasione Francese, sotto il Regno di Giuseppe Bonaparte leggi e decreti eversivi avevano messo a soqquadro la Chiesa. Nei piccoli centri gli amanti del nuovo regime già infatti dalle idee repubblicane, rialzarne la testa e si dettero ad esternare una stupida contrarietà a quanto vi ha di Sacro mettendo in ridicolo le antiche credenze popolari
Giacche in paese i frantoi di olive cessavano il lavoro per divozione alla Immacolata alla mezzanotte dal 7 all'8 dicembre, alcuni di questi spiritosi che si dicevano forti vollero indurre un tale, Frijia , lavorare in un frantoio appartenente al Sig. Amato Serrao per beffeggiarsi della Festa dell'Immaco1ata. Protestò il buon Frijia, ma Invano lo costrinsero a lavorare insieme con loro. Verso le due del mattino, terminata la molitura delle ulive, con risa beffarda si vantavano dal loro operato, dicendo che niun male li aveva incolti. Ma mentre si apprestavano con, recipienti a vuotar la tina sotto il frantoio donde lo olio era colato, arretrarono stupefatti, gelati di orrore. Un nero ed immane serpente e di straordinaria lunghezza è arrotolato nella tina, ma in parte si erige, apre le fauci, caccia una bifade lingua, muove gli occhi sfavillanti di sinistri bagliori, manda sibili di inferno ed è pronto a scagliarsi sui malcapitati, che tremanti di spavento invocano a gran voce la Vergine e nell'orrore della notte oscura, si danno a precipitosa fuga finché non giungono in Paese alla Chiesa dell'Immacolata, già gremita che mattinava, e con gesti sospiri e lacrime narrano lo spaventevole avvenimento. Fatto giorno alcuni animosi corsero armati al frantoio: nessuna traccia del serpente, solo un puzzo d'inferno e nella Tina neppure una goccia di olio né traccia alcuna di olive.
Questo fatto è ben nel ricordo di Giuseppe Frijia di 93 anni a cui fu narrato dalla madre e dall'intero paese ai suoi verdi anni, ed ancora si narra da tutti con raccapriccio.
 
LE LEGNA DI, CALDERAZZO
 
Lo stesso decrepito Giuseppe Frijia, e la costante tradizione, narrano questo fatto. Un tal Calderazzo il mattino dell'8 dicembre di circa 80 anni fà; se ne và col suo cavallo a legna nella contrada Malia, oggi di Proprietà degli eredi di Amato Serrao.Visto un poderoso olivo, ne tronca un grosso ramo annoso, e con la scure lo spezza in tante parti per farne dei
fasci da porre sul cavallo. Mentre aveva preparata in terra la soma, si avvicinò al cavallo per caricarlo. Ma questo, dato uno sgambetto, gli esce di mano e si allontana. Calderazzo lo segue e dopo tanti stenti riesce a pigliarlo. Docile, la bestia si fa portare a cavezza presso l'ulivo. Ma, che stupore: la soma di legna era scomparsa. Calderazzo trasognato, poiché il luogo era deserto, di mattino, e se qualcuno avesse avuto intenzione rubarla, non l'avrebbe potuto per il peso e perché
avrebbe dovuto passare di necessità per il sentiero vicino a lui, alza gli occhi guardando : il ramo tagliato era ritornato al suo posto intatto: al loro posto erano le schegge , le foglie, i fuscelli. Si recò mortificato, narrare il accaduto con giuramento e l'olivo del prodigio per lungo tempo fu meta di curiosi e di devoti,
 
IL MULINO CROLLATO
 
I testimoni oculari viventi di questo fatto serio molti e inutile elencarli. Nella valle sottostante la Chiesa dell'Immacolata, a vista di essa, nel molino di proprietà del Principe Ruffo della Scaletta, il molitore Augruso Domenico, morto nel 1910, per spavalderia mise in moto il molino, la mattina del giorno 8 dicembre. I buoni paesani scandalizzati lo pregarono di cessare, ma egli cantarellando una sua nenia, faceva vedere di infischiarsene degli avvertimenti Senonché, quando la Statua della Vergine Immacolata usci di Chiesa per la solenne processione del mattino, ed egli, che poteva vederla passare dal suo molino, si ostinava al lavoro, una forza portentosa lo spinse ad alcuni suoi amici, eiusdem furfuris, al di fuori di essa proprio quando la Benedetta Immagine transitava, tra gli osanna in alto di faccia al suo molino.Era ancora intontito dalla spinta ricevuta e guardava gli amici stupefatti, squarcio, con crollo orribile cadde a terra l'edificio dinnanzi alla moltitudine che era in processione.
Repentinamente mutato raggiunge il Sacro corteo e in ginocchio innanzi alla Statua soffermata, si rese con lacrime abbondanti in colpa, narrando il prodigioso avvenimento. Anche l'acqua insieme al molino deviò e chi viene in Curinga può vedere i resti del mulino maledetto che nessuno pio cura di alzare.
 
UNA FORZA INSOLITA IN SORENTI SEBASTIANO
 
Il 1* febbraio 1910 il Signor Sebastiano Sorrenti, tuttora vegeto e sano, e ricco proprietario, si era recato nel fondo Cavuri. Un bue furibondo di un vicino massaro, si slanciò con impeto contro di lui. Si vide perduto. Ma nell'atto che la bestia inferocita dava il colpo di corna dir-etto all'addome, il Sorrenti potè prendere il poderoso ruminante per le corna. La lotta era tremenda ed impari, il terreno sdrucciolevole. Dopo resistenza assai lunga, il Sorrenti cadde supino-Il bue infieriva spaventosamente, ma egli si intese invaso da una forza insolita e straordinaria. Pur nella scomoda posizione riuscì a tener saldo il bue dalle corna per lungo tempo finchè per puro caso, venuto il padrone del bue ed altri, lo liberarono dalla bestia perversa. La forza che egli ebbe ha del prodigioso ed egli, come è certo, ascrive all'intercessione dell'Immacolata questa sua resistenza, tanto più che è un esemplare congregato ed era munito del suo abitino ceruleo e di varie Immagini di Leí. Il Signor Sorrenti giustamente ci dice; che spesso María, benchè nel terrore non invocata pensa Lei benigna e pia a salvarci.
 
BEVILACQUA DOMENICO
Bevilacqua Domenico, gran devoto della vergine Immacolata, durante la novena precedente la Festa dell'Immacolata, mentre un mattino si recava alle ore 3,1/2 alla Chiesa, fu fatto segno ad un colpo di archibugio da un suo nemico. Al colpo egli invocò la Vergine,La palla gli sfiorò il capo senza lederlo mentre a detto di tutti e dello stesso nemico l'avrebbe dovuto fulminare perchè chi sparò aveva avuto la possibilità di sistemarsi in posizione comoda e sicura e di poter sparare quasi a bruciapelo.
 
IL SERPENTE NEL CAMPO
Tra le due Confraternite del paese, quella del Carmine e dell'Immacolata, non corrono buoni rapporti per emulazione di feste.
Il giorno dell'immacolata di parecchi anni fa il Sig. Michienzi Sebastiano, tuttora vivente e fervente Carmelitana, per non presenziare alla Festa dell'altra Confraternita, emula secondo lui della sua, si reca in un suo tondo. Benché festa precettiva egli si mise a lavorare, quand'ecco sbucare non si sà da dove un rettile immane e spaventoso che mise in fuga il malcapitato. Giunto in paese egli si rese in colpa dinanzi la Statua dell'Immacolata in onor della quale fece celebrare ci poi una messa solenne di ringraziamento.
 
ED ANCORA IL SERPENTE
 
Oltre la festa solenne del giorno 8 dicembre, 1a Confraternita ne celebra, come si disse un'altra di devozione, la terza domenica di ottobre. Anche in questa occasione la devozione popolare si manifesta con atti di ossequio deferente come per il giorno 8 dicembre-Si sospendono per le più i lavori al tramonto del sabato innanzi per recarsi di Vespri della Madonna-
Pochi anni or sono avvenne che un tale Lo Russo Nicola fu Carlo, detto Giuditto, attendeva in contrada Umbri al raccolto dei fagioli nel sabato innanzi la terza domenica di ottobre. Erano con luì a lavoro Salatino Giovanna fu Giuseppe, Teresa Brizzi, Vincenza, Persano Carmela Mazza tutti ancora viventi e in buona salute, e i fratelli Giovanni e Saverio Gullo, attualmente ricchi commercianti in America. Verso il tramonto costoro, persone tutte degne di fede, anzi disposte ad affermar e il fatto con giuramento, pregarono il Lo Russo di smettere il lavoro perché essendo di già incominciata la solennità votiva dell'Immacolata intendevano recarsi alla Chiesa e perché non si avesse la sgradita visita del famigerato serpente, che, come è certo e si narra da secoli , apparisce a coloro che trascurano per una causa qualunque l'ossequio dovuto alla Vergine Immacolata nelle sue feste.
Tanto è radicata nel popolo la verità dell'avvenimento e succede tanto spesso, che è sulla bocca di tutti la visita della brutta bestia.
Ma il Lu Risso a cui premevano i suoi figlioli neri volle acconsentire e si rideva della fede dei suoi compagni di lavoro, quando dinanzi a lui, in aperto campo, ecco drizzarsi un orrendo serpente e a bocca aperta, tentando scagliarsi contro di lui. Fu un urlo e spavento generale. Alle grida decorsero lavoratori del campo vicino che erano in procinto di tornare in paese e videro raccapricciando l’immane bestia, che alle invocazioni della Vergine e al canto delle Litanie spari. Rimane un pozzo che poi si perdette nell'aria.
Il Lo Russo e gli altri corsero perdono alla Vergine ringraziandola dello promettendo costante devozione, che poi testimoni dunque sono tutti vivi e in buon tal fatta e di tal forma non si trova ne’ in Africa né nelle Indie e nelle foreste d'America, ne’ alcuna zoologia potrà mai classificarlo: è necessario ritornare col pensiero all'Eden,
 
E IL SERPENTE RITORNA
 
In una notte del dal 7 all'8 dicembre, nel frantoio della Nobile Famiglia "X"... si continuò oltre la mezzanotte il lavoro per disbrigare una molitura di olive. Ma quando si fu al termine e si andò a raccogliete l'olio nella tina, l'olio era sparito, In un angolo oscuro del trappeto si udì lo strisciamento di un'enorme massa carnosa ed un sibilo acuto: il serpente si avanzava. I malcapitati allibiti e molti testimoni viventi sono pronti ad attestare la paurosa apparizione.
NEL TRAPPETO DI PIRO PIETRO G.
 
Non molti anni or sono Piro Pietro ritiene che motivi di urgenza gli consigliassero di lavorare nel trappeto anche l’8 Dicembre. Recatosi però dove la sera aveva preparato l’occorrente, trovo la grossa vite del torchio ripiegata sul ceppo. Neppure diversi fabbri avrebbero potuto in una sola
notte fare tanto- Attonito chiuse il trappeto e si recò alla Chiesa dell'Immacolata narrando a tutti il prodigio, constatato dall'intero paese-Esso vive ancora e attesta col figlio G. Antonio questo fatto.
 
DOPO IL SERPENTE L’AGNELLO
 
Nel 1873 la vivente Maddalena Sgromo fu Sebastiano, essendo allora ancora nubile vide suo fratello Vincenzo ridotto in fin di vita per vaiolo nero. Abbandonato dai medici, ricevuti i Sacramenti, il meschino era sul punto di spirare quando l'affettuosa sorella si tolse dallo spettacolo miserando e piena di fede, di notte tempo corse di filata alla Chiesa della Vergine Immacolata. Tolse a forza una tavola della sconnessa porta ed entrò. La lampada del Santissimo luceva diradando le tenebre. Si inginocchiò poco discosta dall'Altare e fervidamente pregò la vergine perché ridonasse la salute al fratello. Era nel fervore della preghiera quando dall'Altare le si appressò un vezzoso agnellino di manto bianco - nero e cominciò a saltellarle d'intorno-Attonita e spaventata fugge a precipizio tanto è l'impeto della corsa che giunta all'uscio percuote con un ginocchio la porta escoriandoselo e cadendo. All'urto dell'uscio e al grido della meschina aprono i parenti che erano dentro: la casa era piena di essi e di vicini giulivi. Il fratello lasciato agonizzante era perfettamente guarito. Egli vive ancora florido e sano all'età di 72 anni.
 
LA PIOGGIA BENEFICA
 
Or fan dieci anni circa, nel luglio, una terribile siccità desolava il paese: tutto era riarso e una latente epidemia cominciava a serpeggiare tra il bestiame: Dopo aver invano chiesto aiuto al Cielo, la pia Congrega, decise perché il popolo cosi reclamava, di portare in processione il prodigioso Simulacro dell'Immacolata. Il cielo sembrava di piombo infuocato. Ma NON APPENA LA Statua è apparsa sulla soglia della porta, ecco una improvvisa e derisa nuvolaglia copre il Cielo: un vento gelido viene dalle foreste e una pioggia torrenziale si riversa con tanto impeto che a mala pena il popolo si poté rifugiare nella Chiesa e nelle case, mentre dinanzi alla Vergine mai come allora fu cantato l'inno solenne del ringraziamento.
 
IL FIGLIO IN AMERICA
 
Antonio Bernardo di Foca e di Maddalena Sgromo, emigrato in America, per dodici lunghi anni non diede più nuove di se alla famiglia-Gli afflitti genitori e specialmente la povera madre, dopo inutili ricerche temevano giustamente di qualche disgrazia. Però la povera madre che lo aveva accomiatato nel nome di Maria Immacolata non si diede requie ne notte ne’ giorno e a calde lacrime pregò incessantemente la Vergine, dinanzi al suo Sarto Simulacro, per avere qualche notizia o segno che la consolasse. Ecco pertanto che una notte in America, mentre il figlio immemore dormiva a fianco della consorte Teresa Veneziano, una voce portentosa lo scuote e lo ammonisce di scrivere ben presto alla madre- Credette di sognare ma al ripetersi per due altre volte della intimazione, svegliò la moglie narrandole l'accaduto, e alzatosi scrisse alla madre inviandole denaro e chiedendole perdono, nonché promettendole di scrivere ogni mese, ciò che fedelmente mantiene da dieci anni. La madre scrive tutto ciò al l'intercessione dell'Immacolata, ad è una zelante e pia sorella della congrega.
ANCORA DALL’AMERICA
 
Elisabetta Gugliotta fu Domenico, sorella della Congregazione dell'immacolata vivente in America con la figlia colpita da grave da grave malattia, fu abbandonata dai medici e ridotta in fin di vita, quando un'interna voce le si fece sentire: fa un voto alla Vergine Immacolata di Curinga e sarai guarita. La pia Elisabetta pregò la Vergine promettendo sostenere tutte le spese per la Festa dell'8 dicembre. Oh meraviglia: migliorò all'istante e con stupore dei medici e ben presto perfettamente guarì e vive vegeta e sana. Nel 1918, come risulta dal libro della Congrega, soddisfece il suo voto sostenendo tutte le spese non indifferenti per la Festa del giorno 8 dicembre-
 
L’EREMITA FRA ANTONIO MICELI DA CARAFFA DI CATANZARO
 
Povero, bisognoso, in giovane età, solo al mondo, questo pio eremita se ne venne a cercar lavoro in Curinga lasciando il suo lontano ed alpestre villaggio. Trovò buone persone che si interessarono perché fosse accolto come custode della Chiesa del l'Immacolata. Vestito un modesto saio, si apparecchiò un'umile celletta nelle stanze interne della Chiesa, e nel servizio costante e preciso dei suoi doveri, nell'esercizio eroico di ogni cristiana virtù vivendo di elemosina, esempio continuo all'intero paese. Devotissimo all’Immacolata, umile, dedito a continue preghiere, pronto ai servizi del prossimo, spirò nell'umile celletta, che non volle lasciare, nel 1895 in buon odore di santità. Il suo cadavere fu trovato intatto dopo parecchi anni dalla morte: un curioso nel toccarlo rudemente ne fece cadere la carne. La memoria del pio eremita, santificatosi ai piedi della Vergine Immacolata, è viva tuttora nel paese e tutti lo ricordiamo nella sua modestia e nella sua virtù, che uno strascico luminoso ha lasciato in mezzo a noi. Più fatti prodigiosi si narrano da testimoni degni di fede accorsi al buon eremita per concessione benigna di Maria Immacolata.
Ne narrerò qualcuna
Un giorno nel cuore dell'inverno Frate Antonio era andato elemosinando più per esercizio di umiltà che per necessità, poiché i paesani, una famiglia per giorno, gli apprestavano il desinare che spesso condivideva e portava ai poveri. Si era allontanato assai dal paese avviandosi a Caraffa suo luogo natio. Nel giorno piovve a dirotto. Nel pomeriggio, dovendo ritornare a Curinga per sonar le campane per la funzione serotina della Chiesa dell'Immacolata, di cui teneva la chiave, giunto alle sponde del fiume Pesipe, nei pressi del Comune di Cortale, lo trovò ingrossato talmente che il guado era impossibile e alcuni sassi che facevano da ponte erano stati travolti dall'impetuosa corrente. Il meschino, vedendo che il ritorno era impossibile, si querelava e rammaricava perché nessuno avrebbe potuto aprire la sua Chiesa diletta, suonar le campane e quindi la cara Madre sua, l'Immacolata, non avrebbe avuto il quotidiano ossequio con dolore e scandalo dei fedeli. Cosi rammaricandosi, alcuni villani che eran lungo la prateria delle rive del fiume, si facevano beffe di lui, quando il meschino, alzati gli occhi al Cielo, prese a dire: "Vergine Immacolata, chi aprirà la tua Chiesa? Chi suonerà le campane per chiamare i tuoi figli devoti alla preghiera in tue onore? Come potrà il Sacerdote, come potranno i fedeli entrare nel tuo Santuario senza di me? Oh Vergine potentissima, aiutami, fa che io possa passare questo fiume impetuoso e giungere in tempo.
Vedi, Annetta è quasi ora della preghiera.
Ecco che una nobile, e dignitosa Fanciulla, mai più vista, apparve all'improvviso. I villani non risero più. Gli domandò di che si doleva ed egli, ingenuo Com'era, le narrò il perché del suo affanno. Sorrise dolcemente la Divina apparizione e con la destra virginia presolo pel bavero dal lacero saio scomparve con lui agli sguardi dei villani stupefatti. Egli non seppe come fosse stato, ma all'improvviso si trovò nella contrada Ospizio alle prime case di Curinga e fece giusto in tempo ad aprire la Chiesa e suonar le campare. In un istante aveva percorso più miglia, attraversato fiumi e
Torrenti, percorse un cammino di due ore. Fu constatato questo miracolo e si trovò esatto nei minimi particolari. Distinto prodigio che ha riscontro nella Santa Scrittura con quella del Profeta Abacue. Preso dalla Giudea dal vertice del capo dall'Angelo e portato a Babilonia a recare il cibo al Profeta Daniele posto due volte nella fossa dei leoni (Daniele XIV-32-36) e in quello del Profeta Ezechiele (Ezechiele VI11-3). Felice eremita, a cui la fede e la devozione all'Immacolata meritarono un si grande portenti
Un di il nostro Frate Antonio era andato ad elemosinare fra i campagnoli. Vide in un luogo ombroso delle erbe verdi e tenere e delle foglie consimili credette fossero talli di zucca. Ne riempì la sua bisaccia entro la quale aveva una grossa tabacchiera ricolma di tabacco da fiuto avuta in dono. Dopo le solite funzioni della sera, essendo il tempo incerto, non si recò ad accattare il suo pranzo dalla Famiglia di turno. Posto nel povero focolare un calderello, quando l'acqua bolliva, versò in essa la sua bisaccia senza neppure lavare e mondare quelle erbe. Quando la vide cotta ne mangiò condendole col solo sale. Ma postosi nel duro giaciglio ecco che grandi dolori gli lacerano il ventre con spassmi terribili. Frate Antonio si era inconsapevolmente avvelenato; quelle erbe erano venefiche, erano cicute e di più, nel versare la bisaccia, anche l'abbondante riserva di tabacco era caduta nella pentola ed aveva bollito e ribollito con le erbe. In preda a strazi lancinanti e capogiri, dapprima esce a cercare aiuto come impazzito.Corre nella notte e sentendosi morire grida a gran voce alla Vergine che lo salvi. Non fu sorda la buona Madre; alle preci dell'avvelenato suo servo; rispose con un prodigio i dolori cessarono all'istante, un gran vigore l'invase, si senti fresco e gaio in un fiato e con sorpresa di tutti potè mostrare i resti del suo pasto velenoso che avrebbe ucciso anche un bue-
Un giorno il nostro Frate Antonio si era recato presso la marina alla cerca di olio per la Chiesa. Nel frantoio a ruota idraulica del Sig .... gli fu negato. Egli rivoltosi al Cielo esclamò"Vergine Santa, tu ben sai che non cerco per me, ma per tenere accese la tua lampada. Coloro che erano nel trappeto, irritati lo scacciarono villanamente. Il buon eremita silenzioso si allontanò. Ma ecco che all'istante il macchinario del trappeto si ferma. Il Sig .... e gli altri credettero spezzati gli ingranaggi, ma esaminata attentamente la macchina e il canale dell'acqua, non trovarono nessun guasto. Si sforzarono inutilmente dì rimettere in moto il pesante macchinario, ma invano. Allora ben compresero: corsi dietro all'eremita lo scongiurarono di ritornare al trappeto per una abbondante elemosina. Sulle prime egli si rifiuto, facendo intendere come con Dio, che non fu mai avaro con nessuno; bisogna essere generosi. Al fine commosso dalle preghiere si recò di nuovo nel frantoio e dopo avere avuto una copiosa elemosina pregò: "Vergìne Immacolata, questi vostri servi non vi hanno negato l'oblazione per cattiveria. Riconpensali ora di ciò che ti hanno offerto abbondantemente”.
Non aveva finito di pregare che il macchinario ricominciò il suo moto da per se, senza essere toccato, con stupore e contentezza di tuttì. Di apparizioni e favori della Vergine Immacolata al suo gran divoto se ne contano parecchi, ma mi dispenso dal narrarli essendo comuni a rinvenirsi nelle vite dei Santi. La memoria del pio uomo insieme a quella dei prodigi dell'Immacolata operati per suo mezzo