Curinga

  C U R I N G A

A ridosso di un greppo degli ultimi contrafforti del Monte Contessa, il Mons. Calecrius degli antichi – digradanti a mezzogiorno sul golfo di Santa Eufemia (il sinus ameticus dei Romani) - di faccia ad ampio orizzonte chiudentesi con lo Stromboli fumoso, posto in sito amenissimo a 375 m, sul livello del mare sorse il popoloso comune di Curinga. Senza entrar nella triste questioni etimologiche, che vogliono il detto nome significar manipolo di spighe, ed altre, possiamo da certe notizie asserire come desolate le spiagge del nostro mare dalle incursioni Saracene nei secoli VII - VIII e IX una parte degli abitanti della antica Laconia o Latonia, cospicua città sul mare, ripararne nelle alture dando origine al primo numero di abitato chiamato Galicinò, attualmente rione Ospizio, diviso allora dal luogo dove sorse di poi un secondo gruppo di case (rione Calvario) da un profondo burrone in seguito riempito per dar passaggio dall'uno all'altro rione.

Il luogo dove sorgeva il detto rione Galicinò è il medesimo evo ora sorge la Chiesa dell'Immacolata, e la piazza e i fabbricati vicini ad essa.

Portata dagli antichi la coltivazione del cotone, della canna da zucchero e degli ulivi e dei platini nella pianura del fiune Torrina e dell'Amato, e svoltosi sulla costiera un gran traffico, risorse Laconia, popolosa e ricca, finché non fù distrutta da un terremoto alla fine del secolo XV.

La città con pingue parrocchia dedicata a San Giovanni Battista, servita da un Arciprete e da più Sacerdoti rimase atterrata: i superstiti si rifugiarono vicino al gruppo di Galicinò stabilendosi dall'altra parte, mentre un eremo fiorente di Carmelitani (Sant'Elia Vecchio) era a poca distanza; eremo di antica fondazione, da quando cioè, il Calabrese San Bertoldo dette una regola costitutiva agli eremiti dei Monte Carmelo e, ne trapiantò colonie in Italia (II SC). Un dottissimo Sacerdote di Laconia, Pietro di Sonnino, dopo aver retto come Arciprete pio anni con gran zelo la Parrocchìa della sua città, fu eletto Vescovo di Cerenthía (ora distrutta) e Cariati e quindi trasferito a Nicastro dove mori Vescovo nel 1490. Dopo il terremoto pochi abitanti rimasero nel territorio e la malaria infestò la prica contrada.

Il nuovo paese che prese il nome di Curinga ben presta per la laboriosità degli abitanti crebbe di ricchezza e di abitato e agli inizi del secolo XVI si stabilirono in case e religiosi Agostiniani Zumpani alle Grazie, della riforma del Calabrese B, Antonio Zumpano e i nobili conventuali, cosicché ebbe fra cospicue famiglie religiose. Dell'opulenza del paese e della ricchezza di distinte famiglie fan fede più palazzi edificati con arte e comodità, e specialmente la magnifica Chiesa Matrice di puro stile Toscano, con navi ampie,archi altissimi e linee precise e con monumentale facciata, pero, forse, a causa del terremoto e delle invasioni continue cel secolo XVIII rimasta pur troppo in costruzione, benché aperta al culto e degna di essere completata, come un tempio solenne e non disdicevole a primarie città.

Vi sono nell'interno le Chiese non ampie di San Giuseppe, dell'Addolorata, di San Francesco di Paola (era quasi distrutta dal terremoto) e prima di giungere in paese, in alto, in faccia al mare, la elegante e pulita Chiesa del Carmine, efficiata da una zelante Congrega di Carmelitani.

Nel territorio, sulle sponde del terreno Sant'Anna e rio delle Grazie, la Chiesa di Santa Marìa delle Grazie che rappresenta per il paese e la regione vicina Monumento, essendo un ossario dei caduti che il 1860 combattettero contro le schiere Borboniche.

In contrada Cavuri sorge la Chiesa del Soccorso antichissimo titolo dato alla Vergine in Calabria, dove sorgevano più di quaranta Santuari sotto tale titolo e di uno di essi si ha memoria fin dal 1222 quando S. Francesco d'Assisi mandò un gruppo di religiosi Calabresi in Marocco dove finirono Martiri.

Con oltre 5000 abitanti, ricco di acqua e di ari saluberrima, con fertile territorio, con una congrega di Carità, Musicale Concerto, Scuole Elementari al completo Telegrafo e scalo Ferroviario sulla Roma - Reggio, allacciata alla città sede di Provincia, Catanzaro, da una linea

automobilistica, il paese offre i conforti necessari alla vita, mentre le enorme ricche e cospicue famiglie e valenti professionisti nativi. Tra le prime va annoverata quella del Barone Bevilacqua, dei Nobili Perugini Senese, Ciliberti e le famiglie Gullo e Lo Russo che han dato Sacerdoti e Professionisti, e di poi la Famig1ia Serrao, nota ancor essa di scienziati alla quale appartiene il Padre Don Sebastiano Serrao delle scuole Pie, Filosofo e Letterato, la cui attività e sapere spese fra l'unanime ammírazìone nel Colleggio di Galatína e che si spense trentenne in Curinga fra il pianto e la costernazione di tanti ammiratori e dell'inclito ordine calasanziano. I1 suo capolavoro “Un trattato dì Filosofia" è ancor manoscritto.

Oltre i molti professionisti avuti nel tempo passato, o buon numero di viventi illustrano la patria loro. Si distinguono i sanitari Dr.Antonio Ferraro, Dr. Lo Russo Domenico, Dr. Sebastiano Serrao; Gullo Sebastiano Chimico Farmacista; il Prof. Pasquale Ferraro Docente di Anatomia Patologica all'università di Messina gli avv.Cav. Uff. Basilio Perugini, Comm. Giuseppe Lo Russo Bonaventura Bevilacqua, consigliere Provinciale, il Dottore in Scienze Agrarie Bernardo Bevilacqua, il Prof. Cav. Uff. Sebastiano Gullo, Docente di Scienze Naturali presso L'Università di Bari l'avv. Comm. Perugini Domenico Capo Divisione al Ministero delle Colonie, il Notaio Sebastiano Panzarella, il Cav. Pietro Bianca del Ministero dell'Interno.

Il paese progredisce di anno in anno e quanto prima sarà uno dei centri migliori della Provincia di Catanzaro.

Dottor Sebastiano Serrao

Priore della Congregazione