Sul treno del Sud

Sul Treno del Sole


Lo scorso dicembre partivo
dei giorni in riposo andavo
a passare in Calabria, in famiglia,
come quasi ogni anno, da quando
son qui, nel Nord immigrato.
Da Torino,del treno del sole
aspettavano l’ora a migliaia
operai Calabresi o Siciliani, impazienti,
non vedevano l’ora, di partire
questi ,lontano,verso i loro paesi,
dimenticati e deserti.
Per salire sul treno non
c’erano porte,ma finestre;
come capre, per prendere il
posto, i più giovani andavano,
per le madri o le mogli o i
bambini. Troppo lungo sarebbe,
attraversare l’Italia in piedi
su un treno affollato, ma è così.
Sopra un treno del sole,
le valigie per terra fan da
letto o sedile. Dappertutto,
molta gente sdraiata,
sonnecchia,apre gli occhi,
vicino,un bambino che piange,
una madre che è stanca,
una folla di gente arrivata
che ascolta, di notte il rumore
del treno, di un lunghissimo
treno che non porta speranze,
ma stanchezza e tristezza
di una massa di gente obliata
e derisa che trascorre la vita
sul treno del sole.
19-1-1975