Quando i Mastri diventano Poeti

E quando . . .
 
E quando l’arte della poesia si fonde con l’arte profusa nel proprio mestiere, allora il Mastro, non può essere facilmente dimenticato.
È il caso di due Mastri Sarti, che hanno molto in comune tra loro, soprattutto la passione per la poesia che li accomuna più di quanto essi siano già accomunati nel loro lavoro nonché nella loro vita familiare.
Sono i fratelli Giuseppe e Giovan Battista Vono, nati verso la fine del 1800 (1891 il primo e il 1898 il secondo) da una famiglia non molto agiata col padre che svolgeva l’attività del sarto e la mamma casalinga.
Frequentano le scuole elementari che il paese offre, ma non vanno oltre la quinta elementare anche se, successivamente, frequentano qualche corso scolastico serale di rafforzamento, ma niente di più anzi, il padre li indirizza subito al suo stesso mestiere con buoni profitti e propositi di miglioramenti per il primo, ma con scarsa voglia di fare per il secondo.
Giovan Battista infatti ha sempre avuto la passione del leggere e si appassionava volentieri alla lettura di romanzi classici, di tragedie e commedie di autori classici del tempo.
Giuseppe, divenne invece molto più intraprendente nel mestiere di sarto al quale lo aveva indirizzato il padre, provando anche a personalizzare i capi di abbigliamento che si trovava a cucire.
Smontava con pazienza abiti ben confezionati, ma dismessi, col solo scopo di carpire qualche trucco in più, e così facendo, acquisì una manualità tale da portarlo a vincere, più volte, premi di categoria.
Essendo fratelli, vivono lo stesso ambiente familiare, lo stesso ambiente di lavoro e le stesse difficoltà ambientali e sociali nonché politiche degli anni ’20 - ’30 – ’40.
Tempi di crisi  (Tempi infami) come viene denominata una raccolta delle loro poesie, e di “Male annate” come decantava uno dei due ed era proprio così che in realtà si presentavano i tempi da loro vissuti.
È il periodo del governo fascista, con tentativi di emergere dalle macerie lasciate dalla prima guerra mondiale, ma le cose, anziché migliorare, peggioravano sempre più.
Nemmeno “la Terra” in quegli anni aiutava a vivere, perché si è rivelata poco benevola e poco prolifica di prodotti utili alla povera gente per fargli superare le crisi di fame e di povertà.
Era una vera lotta per la sopravvivenza e ci si ingegnava in tutti i modi possibili e immaginabili nell’intento di “tirare avanti”.
“Lu Tiempu de la crisi” e “Brutta annata” titolava Giovan Battista Vono due sue poesie, volendo significare proprio con questo il momento di difficoltà che stava attraversando la categoria dei Mastri, e non solo.
Giuseppe, il più politicizzato dei due fratelli, portava avanti idee Socialiste, ma come suo fratello avverte “un’Aria de Truscia” e “Truscia” sottolineando anche lui i tempi che sono stati veramente “Infami”.
 
Un altro Mastro – Poeta, è certamente Mastro Peppino Senese, Calzolaio nonché attivista Socialista, che nasce nel 1909 e che, come gli altri, frequenta le scuole che offre il paese sotto la guida sapiente del Maestro Lo Russo prima e Vincenzo Sestito poi.
Amplia le sue conoscenze culturali frequentando la VI Classe che veniva proposta a partire dal 1905 in avanti.
Attraverso la Antologia “Giuseppe Senese Poesie”, pubblicata dal figlio prof. Francesco, scopriamo che la sua produzione è ampia e voluminosa, costituita addirittura di ben 63 volumi, tutti dattiloscritti, ognuno dei quali è costituito da un minimo di 150 pagine ed un massimo di 350.
Ha scritto di tutto tra poesie in lingua e dialettali.
Ha scritto Favole d’amore e testi teatrali, ma ha decantato soprattutto la sua fanciullezza, la sua giovinezza, l’amicizia e la natura rimanendo sempre con i piedi per terra, e trattando ogni cosa con assoluta umiltà così come umile e disponibile era di persona.