Il Carnevale Curinghese degli anni 1950 – ‘60

Il Carnevale Curinghese degli anni 195 0 – ‘60
 
Tempo di Carnevale, tempo di divertimento e di risate.
Tutto in questo periodo si fa per ridere e per prendere le cose con leggerezza anche se siamo travolti ormai dal consumismo, e lo sfarzo, l’eleganza e la voglia di rendersi visibili sugli altri, la si nota sempre e comunque in ogni azione che caratterizza queste giornate di un qualsiasi pubblico cittadino.
Il web ha poi stravolto gli interessi invadendo ogni aspetto della vita odierna di ciascuno di noi che pubblichiamo costantemente nostre immagini e nostri pensieri indipendentemente da quello che possano pensare gli altri, ritenuti nostri amici.
Una rincorsa al bello, un rincorrersi nel tentativo di attirare a se l’attenzione di un momento, magari con una maschera particolare od un costume speciale, per poter rivendicare la “vendetta” dei propri sogni, che non è quella fisica, ma morale.
Ed il momento si presenta anno dopo anno, nel periodo di Carnevale, quando ognuno si sente più libero di esprimere un parere, di giudicare un operato non gradito e mal digerito, e lo si fa con una maschera, un pupazzo o un carro allegorico.
Oggi al carnevale, solo maschere, solo enormi carri simbolici che rappresentano sempre e comunque una situazione locale o nazionale mal digerita dalla gente comune, così, una Balena di Plastica, la lava di un vulcano, la maschera trasformista di questo o quel personaggio politico o dello spettacolo, costituisce il momento clou della scena carnevalesca.
Il progresso ed il benessere generalizzato acquisito, suggerisce questo ed in televisione non si ammirano nient’altro che costosissimi costumi, maschere di dame d’altri tempi e carri giganteschi che, da soli affascinano ed attraggono la fantasia delle persone.
Venezia, Viareggio Putignano, Acireale, Cento, Fano, Ivrea, sono per l’Italia le città più rinomate per il loro carnevale, ma ogni paese, dal più piccolo al più grande, in questo periodo, si opera per festeggiare, in maschera, queste giornate che precedono la quaresima e la successiva pasqua del Signore.
I più felici sono sempre i più piccoli, addobbati dalle proprie mamme come fossero principi, principessine o uomini potenti del presente o del non recente passato.
Eroi dei fumetti o ragazze delle più appassionanti fiction televisive che attraggono e condizionano la fantasia sia dei più piccoli che dei più grandi.
Ma tutto questo, a pensarci bene, non comprende più quella fantasia creativa degli anni ’50 – ’60, quando sostanziose composizioni ritmate di facile percezione da parte del popolo, lo avvincevano e lo coinvolgevano perché viste come vendetta verso certe persone e certi personaggi viventi nella stessa comunità.
Si trattava di un verseggiare estemporaneo che aveva il suo fulcro in uno o più avvenimenti eclatanti accaduti in paese, dei quali si esaltavano in prevalenza gli aspetti comici con una ironia pungente che stimolava l’ilarità di tutti.
Non ho ricordi di strascichi giudiziari a causa di qualche versetto, a volte un po’ più pesante degli altri, anzi, erano proprio questi che costituivano il sale di queste farse rappresentate per le vie del paese e, seguitissime da tutta la popolazione.
Il massimo della sanzione che veniva riservata a carico dell’istrione recitante all’indomani della pubblica recitazione, era che gli si toglieva il saluto, a lui e a tutta la sua famiglia, il che è quanto dire, in un paese dove tutti si salutano e tutti ricambiano il saluto.
Si perseguiva così una sorta di giustizia popolare perché, finalmente, era il popolo ad avere la parola, a giudicare e a criticare l’operato di questi personaggi.
Affascinanti erano le scene e la scenografia, costituita da una folla immensa che, nelle piazze principali del paese,  circondava gli improvvisati attori, costituiti tutti da giovani del posto, disposti ad interpretare indifferentemente ruoli maschili o femminili, e dalle maschere costituite spesso da una semplice giacca vecchia indossata a rovescio, da un cappotto dismesso strappato in ogni sua parte, da un paio di scarponi o stivali inzaccherati e da un cappello, di solito un berretto indossato di traverso a modo di stile mafioso.
Il rammarico è che di tale tradizione popolare non resta, purtroppo, più nulla, nessuna traccia per l’avvenire e per le nostre nuove generazioni che non possono più godere di questi piaceri; finite le rappresentazioni, finisce tutto e, purtroppo, non rimane più memoria.
Quelli di vecchia generazione, ricordano certamente questi eventi, promossi sempre dall’autore, don Mario Frijia, coadiuvato in questo dai giovani ragazzi del tempo, al quale poca considerazione viene data dalle nuove generazioni.
La Vutti sdogata, La scola moderna, Farsa senza titolo 1954, 1955, 1959, 1960, 1963, tutte Farse scritte e messe in scena dallo stesso autore don Mario, che , era contemporaneamente scenografo, autore, attore e promotore, coadiuvato come detto, da improvvisati giovani attori che si alternavano in ruoli maschili e femminili senza per questo compromettere l’aspetto ridicolo delle scene.
Di quante associazioni culturali gode attualmente Curinga, compresa la vicina Acconia? A mia conoscenza sono molti, alcune delle quali si fregiano di essere “Gruppi Teatrali” che, nei periodi estivi si cimentano in rappresentazioni teatrali di piazza che suscitano consensi positivi da tutte le parti.
Ed allora, qualora non ci avessero già pensato, mi permetto di suggerire di valutare l’opportunità di riprendere tali rappresentazioni, e proporne un “tuffo nel nostro passato”, e farci rivivere parte della nostra storia che, diversamente, sarà per sempre dimenticata.
Propongo, per la gioia di tanti, la farsa relativa all’anno 1959.
 
 
 
FARSA
 
CARNEVALESCA 19 5 9
  
STORIA VISSUTA
 
 AUTORE e DIRETTORE
  
STENODATTILOGRAFO
  
Prof.   MARIO F R I J I A
 
 FARSA CARN EVALE SCA :1 9 5 9
 
 PERSONAGGI ED INTERPRETI
 
 
  1. Granato Giuseppe               Presentatore
  2. Augruso Ernesto                 Oratore
  3. Curcio Domenico                 Barrista
  4. Trovato Sebas                     1° Giocatore
  5. Bova Antonio                      2° Gioc.
  6. Malacari                           S e b.                            3° Gioc.
  7. Panzarella                            4° Gioc..
  8. Pileggi Antonio  Franco al Gioco
  9. no Michele  Servo
  10. Currado Giulio                           Mamma del Barista
  11. Attanasio                         Nonno del Barista
  12. Mazza Domenico                 Infermiera
  13. De Dato Michele  Medico
  14. Trovato Vittorio    Mago Guaritore
  15. Frijia Onorato Merciajuolo
  16. Michienzi Mario                          Elemosinante
  17. Masdea                          Fidanzata del Barista
  18. Pallaria                                              Strega
  19. Zarola Antonio Ex Fidanzata del Barista
  20. Sgromo Giuseppe                  Megera
  21. M!azzotta Natale                         Figlio della Magera
  22. Granato Antonio  Figlia della Magera
  23. Rondinelli                              Sordo
  24. Curràdo                              Guercio
  25. Severini Pietro                           Calzolaio
  26. Grasso                            Lavandaja
 
  1. B . Il primo numero è il numero d’ordine, mentre il secondo si riferisce alla persona dovente recitare le singole strofe.
 
l)
Cari gienti de ...........................
d'ogni ruga e de casatu
la farsetta de chist'annu
supra a tutti ha lu primatu.
l)
Esta bella pe davieru
speciarmente si guardati
tutti quanti li forzari
chi vui certu tutti amati.
l)
Li vìditi vispi e allegri,
janchi e russi nta la facci
 ca non hanu nta la testa
li pensieri e tanti mpacci.
l)
Sunu gienti chi no sanu
ca la vita custa cara
ed ognunu volarìa
duve dè mu si ripara.
l)
Io su. l’uomu scunzulatu,
tuttù stancu de travagghiu
chi no puozzu mantenira
nta la vita tantu ragghiu.
l)
De la sira a la matina
la hfatiga a mmia m’aspetta
chi bi puozzu assicurara
ca la menta mi ricetta.
l)
Quandu tuornu a la mia casa
viju sempra lu lamientu
de li cari figghioliegghi
chi mi ncrisciu mu li sientu.
l)
Fanu sempre nu burdellu
pecchi vuonu de mangiara
m'accussì cu stu governu
no li puozzu accuntentara.
l)
Mi maturu nta la panza
e jastimu puru a Dio
chi ni dezza sta gran sorti
mu la scuntu sulu io.
l)
Li vicini de la ruga
si la pigghianu cu mia
e dimandimi la curpa....
pua jastirau a Santu Lia.
1)
Chi boliti, buoni gienti,
hàvia a nescera ricconi
pe mu sfamu  li mia figghi
e mu cangiu situazioni.
l)
La natura mi conzau
e ssa fatta già manera
rovinata cu ssa cruci
de li figghi e la mugghiera.
1 )
Ma  tornandu mu vi parru
e ssi cari e buoni amici
vi presientu li forzari
chi si sentami felici.
1)
Sunu degni de la furca
ca mi paranu pistuni
speciarmenta cominciandu
da li semplici guagliuni.
l)
Li curamari sù la massa 1)
cchiù pregiata chi biditi
ca si sentanu onorati
e a perciò si stanu arditi.
1)
Stanu vispi e tutti attienti
sutta vuci lieticandu
 chi nci scura la jornata,
nè si sapa pienzu quandu.
l)
Hanu accantu cavalieri
d’ogni stirpa e d'ogni sorta,
ma vorienu tutti quanti
pe davieru misi a morta.
l)
Nd'ha de tutti li culuri
e pe chissu no m’appricu
e perciò no nc'è  bisuognu
mu li mustru e mu’ vu’ dicu.
l)
Vui,sicuri spettatori,
capisciti a cuorpu d’uocchiu
ca io sugnu ntelligenta
e no certu nu finuocchiu.
1)
Dassa               stara lu mio dira
ca siccata tiegnu ’a gola
mentre ciedu lestu lestu
a cu vo' la mia parola!
2)
Io su mastra de ssu hfara
e perciò ti cumpatisciu
ca de tutti ssi discurzi
mu nda dicu io m'incrisciu.
2)
Chi ti serva lù parrara
fattu propi a l’ampalisì.....
quandu mai tu fusti buonu
pe mu giri lu paisi?
2)
Lu cristianu chi ti sapa
tantu tiempu no lu perda
 ca ti dicia nta la facci:
"Tuna sii lu primu mnerda!"
2)
Cu sta bella cumparuta
a li gienti ammucciarissi
tutti quanti li tua azioni,
ma no' cridira sù fissi.
2)
Statti cittu armenu dicu,
o tamarru cu la scorza
no ti accuorgi ca ssi sempra
uomu chinu ma de gnozza.
l)
No si tratta p’arrendira
ma vi stimu ca vui siti
l'abbucatu e l’oratori
de li gienti chi biditi.
1)
Io lu sacciu, Don Catrammu
e capisci lu dafara
e perciò no mbaju avanti
e a bui dassu lu parrara,
2)
Finarmenta  t’accorgisti
ca ssi sulu nu cretina
e perciò no mi nda mporta
si tu parri de continu.
2)
Sulamenta, a ttìa,ti dicu,
ca no’ tutti sunu guàli
ma pua, speciarmenta, tuna
sini chigghu chi no mbali.
2)
No t'offendara pe cchissu,
io ti vuozzi sempra bena,
ma su certi cuosi,è chiaru
tu mi fai sulu pena.
2)
Chi nda vua, la sorta e chissà
e perciò no nc’è riparu
e lu dissaru perzuni
chi t'amaru e ti stimaru.
1)
Si la sorta, a mmia, mi vozza
pe mu sù de sta manera'
chi nci curpu, Don Catrammu
si la cosa è propi vera?
2)
No nci curpi sulu tuna,
ma nci curpa la natura
chi ti vozza nta sta terra
e nta, pienzu, quattru mura.
l)
Cari gienti paisani
stati attenti,a capiscira
lu sdirruoju chi si trova
a qu'è senza, vi, na lira.
1)
Lu cristianu, nt’ogni juornu
va girandu lu paisi
e perciò mu trova svagu
hfacia puru quattru risi.
1 )
Nè teatru, nè l'abballi.
nè lu cinema si trova
pemmu passi dui o tri uri
pemmu para ca si mova.
 
(In questo mentre preparano un
tavolo ed i cinque giocatori si siedono)
l)
Nta la, bettula o a lu barra
si la facia lu cristianu
duva gghà succeda sempra
nu burdellu e nu, baccanu.
l)
Per esempiu si  guardati
sti preziosi jocaturi
li viditi chi nda fanu
ma de tutti li culuri.
4)
Servu e cuocu de la zona,
pe cumandu de nui tutti
porta ccà li carti buoni;
nè cercara mu mi sputti.
9)
Aspettatimi nu puocu
pe mu chiamu lu barrista
ca no sacciu duva sunu
nè tampocu si nda esista,
5)
Ed allora si nu servu
chi mi stai pe cuvierchiu
e lu tienpu no penzara
ca pe nui ni è suvierchiu.
9)
Chi boliti, mò de mia,
Mastru Giuanni mio signuri;
no lu sacciu duva.sunu:
ammannaja lu pitturi!
6)
Chi tti serva a ttia sta rabbia
mberzu cui nci duna pana
a lu caru tua patruni
"chigghu figghju de ….
7)
Tutti quanti nui clienti
lu sua barra sustenimu,
nci dunamu li dinari
e pe chissu:"sù lu primu!."
9)
Chi boliti,jocaturi,
io no puozzu hfara nenta,
mi faciti scumpàrira
puru avanzi a chissà genta!
 
(Arriva, il barista)
3)
Servu caru de stu  cora,
tu sì sulu la speranza ,
de la pòvera, mia tana
chi de muschi sempra avanza,
3)
T‘avia dittu mu ffatighi
pe mu scupi la taverna,
mbeci giri nta sta staggha
e no piensi ca mò mberna.
3)
T’avia datu li cunsigghi,
puru chigghi delicati,
ma stacisti  de piàntuni
cu sti cari scapestrati.
9)
Chi nci curpu,Don Chicollu
de st’affari chi diciti
è na ura chi ggià vuonu
chigghi carti cchiù puliti.
3)
E va bena, mo’ vidimu
si nda truovu ncunu mazzu
nta sti banchi mpumicai
e cuntienti, mux li fazzu.
(pariando pian piano)
9)
Eccu ccà li carti buoni
Don Chicullu de stu cora:
no fa nenta si sù iuti
ncunu puocu a la malora.
3)
Sti tamarri chi nda sanu  (idem)
de li mbrùógghi chi facimu;
ferma ccà ca nci li pnorgiu
è a la paga ni vidimu.
4)
Doppu            tantu finarmenta
vi movistuvu à portara
chistci carti beneditti
mu attaccamo a fatigara!
5 )
Na simana pua nci vozza
mu arrivati, Don Chicullu:
ma dassatini,a nnui stara,
ca sinnò,a bui,nenta:mollu!
3)
E accussi vi dicu sulu,
divertitivi e pagati
ca sinnò, com’arricchisciu
nta sti tiempi tantu ngrati.
10)
Ma chi nec’esta, mio chicollu,
chi ti hfanu  sti tamarri !
Nta sta tana è nu buredellu
nè nc’è bierzu mu nda ngarri.
10)
Tutti quanti su li stessi
e ti jocanu a primera,
ma io pienzu ca de certu
la shagghiaru la carrera.
3)
Chi ti parri, mamma mia,
fussa miegghiu mu ti lavi
chissà vucca tantu netta
chi ti sculanu li vavi.
10)
Fussa miegghiu mu pulizzi
chista staggha e no’ mu dici
ca sù lorda, mu lu séntanu
tutti quanti li tua anici.
3)
Ma vattinda, scillerata
de tìa stessa e de mìa puru;
va prepara lu mangiara,
ca de ccà sientu l’adduru.
8)
Sciampagnuni de la tana
sientu hforta lu piacira
mu vi fazzu la mìa gamba
ca mi sientu già morirà.
7)
Tutti quant i su d’accordu
cu nnui puru pemmu trasi
nta sta cara cumpagnìa
chi, cu gula, no ti scasi.
7)
Don Armadu, zappaturi
vi lu puozzu presentara?
Pe nui tutti è sulamenta
na perzuna tantu cara.
6)
Lu piacira è sulu mio
Caru caru Don Papuottu:
permettiti pe mu viju
si de vinu siti cuottu.
7)
Staju buonu ed io ringraziu
Lu mio ami cu San M'artinu
chi guarìu sta vita mia
cu na vuccia:"ma chi binu!!!".
8)
Ed allora, cari amici
Attaccamu  la lezioni
cu stu libru de quaranta
chi ni duna educazioni!
5)
Mastru  Ciccu, ccà tagghiati
de cantina chisti carti
pe mu dugnu pe lu francu
mu li spartu parti parti.
5)
Eccu prontu,  mastru Giuanni,
duna lestu e dassa stara
si tu sienti a li cuntuorai
ncuna vuci de cummara.
7)
Chi sta carta chi nescìu
è pe nui la sarvazioni
speciarmenta chi è de manu
Mastru Ciccu,  lu mbroglioni.
6)
Mastru Ciccu ti fa scola
e non è pe cuomu dici
ca lu sanu tutti quanti
ca è 1'amicu de l’amici.
4)
Ma hfacitimi la grazzia
mu spicciati de parrara
mu potimi finarmenta
ncunu muorzu hfatigara.
6)
E va bena, Don Armandu
eccu ccà na bona carta
chi pigghiara no pò nugghu
e nemmenu qu’est a  ‘nq’uarta.
7)
Vaju lisciu cu dui punti
ca no puòzzu attru hfara:
ni vidimu all’attra vota
si bi puòzzu accuntentara.
4)
Quattru punti nci li mientu
pe mu dassu a tìa la manu
ma no cridara ca vinci
nta nu giru accussi stranu.
5)
Cu  sta briscula io pigghiu
già cuntienti mu vi dassu
pecchi sacciu ca mò piscu
nta sti carti  lu bell'assu.
5)
Eccu prontu!....lu pigghiài!....
e no sulu ad igghu tiegnu
ca vi vinciu la partita
e cu briscula vi viegnu.
6)
Chi boliti, Don   Armanduù,
stu carici nci’  aju a dara;
cca cu bui, mò si parra,
caru nobili cumpara.
4)
No potivi gira lisciu,
disgrazziatu mio curapagnu,
chi a lu sulu  mu ti guardu
già  mi vena a mia lu spagnu.
7)
Mastru Gianni; igghu è affami
e nu carricu nci mientu
mu nci fazzu mò vidira
qu’è chi vaja nzarvamientu.
4)
Chi cundanna e chi rovina
no mu puozzu nenta fara!....
Vi la dugnu tutta vinta
e perciò dassamu stara.
4)
Mona jamu a lu patroni
e bidimu qu’è  chi nescia. . .
lestu,lestu cu nu tuoccu
"ca si ncasu si mi rescia!?...
5)
Si,accussina tu dicisti
si jio niesciu, tu sì all’urmu
cu lu caru tua curapagnu
chi lu vò, pe forza; curmu.
6)
Ma vidimu a cui distina
chista ngrata e sorta scura
 e jettamu rutti a ccuorpu
senz’avira la paura.
7)
Tocca Ciccu eccu ccana:
decia nescia lu cumandu
chi la sorta, favoriscia
giustu, giustu a Don Ârmandu.
4)
Chi bellezza! , io mi  Vuogghiu
e lu sutta vu’  hfaciti
ca lu "bellu stacia gghuocu
si, per casu lu perditi.
5)
Io lu vuiogghiu  a Mastru Ciccu
pecchi sempra m’ha "Bolutu
e no criju ca diventa
pe sta vota nu cornutu.
7)
Io pe cchissu sù daccordu
e lu nominu  de"sutta",
ca lu  vuoghiu accuntentara
e de vinu mu s’abbutta.
6)
Vi ringraziu a tutti dui
dé stu donu siugulari,
ma a sta vota cui cumanda
esta ccà lu nio cumpari.
6)
Don Chicollu, porta ccana
na "bottiglia de stu vinu
mu facimu lestu lestu
cuomu jiuornu  ‘e San  Martinu.
9)
Prontu, prontu jocaturi
lu liquori tantu amatu,
ma pensatinci nu puocu
ch’esta puru vettijjàtu.
6)
No fa nenta: è certu fattu
cu cartelli e cu lordìa
e perciò ni lu vivimu
ca mi piacia puru a mmia.
4)
Chi ti servanu sti ciarli:
nci nda dugnu a tutti quanti
mu nci fazzu mò a bidira
ca no nsimu cchiù  mpertanti.
4)
Eccu ccà lu tua bicchieri
mu trusciamu a la saluti
e a la facci mu ciurramu
 de sti dui gran cernuti.
8)
Cari amici, vi salutu
pecchi sù nu caru amicu
pe mu fazzu vi de francu
sù benutu mu vi dicu.
8)
Si bi piacia la canzuni
mi doviti accuntentarà
ca sinnò, vi fazzu scuonzu:
ah, carissimu cumpara!
6)
Io ti dicu pe mu hfili,
bruttu scemù e tamarrazzu
ca sinnona li tua uocchì
tanti, tanti ti li fazzu.
8)
Cuomu và chi mi rispundi
de stu modu sgalipatu:
non ricuordi quantu buotti
t'aju sempra, sempra datu?
7)
Ma dassatilu mu trasa
mu si facia na partita
c'accussi jocamu cincu
ed è tutta pua finita.
4)
Io on mbuogghiu pe mu  onora
chista cara cumpagnia
ed è miegghiu pe mu vaja
pe ncun'attra strata o vìa.
8)
Accussì vui scanusciti
li cumpari amici grati;
ma mu juocu vuogghiu certu
nta sti fiesti ricordati.
6)
E apperciò ca tu vua chissu
de nui attri no bolutu
tieni ccà la tua porzioni,
randa piezzu de cornutu.
(in questo mentre, prende un legno
a cilindro e fa finta di darlo in testa).
4)
Sta lignata ti la diezzi
mu stai buonu pe stu juornu
ca si bua ncun'attra cosa
ti pulizzu de stu tuornu,
11)
Ma si pò sapira ccana
chi succeda a lu mio barra?
Si faciti li cafuni
io vi pigghiu cu na varra!
11)
Lu burdellu ccà si vida,
delinquenti e fetusuni
ca cu ll’attri no succeda
ca su veri tamarruni.
11)
Li tamarri su li primi
chi manoranu la staggha
e ribiegghu no nda hfanu
quandu ncunu gghà s'incaggha!
11)
La taverna nci la dassu
a stu caru mio niputi
pecchi fu lu randa capu
ma de tutti li cornuti.
2)
Ma carmativi nu puocu
 e no tantu v'arrabiati
ca io sacciu certamenta
ca pe’ u' giustu vui parrati.
2)
Ghissi sunu strunzariegghì
 de la vita mò mederna
e pecchissu ca sù scemi
si nda venanu ntaverna.
2)
No nc'è duva pe mu vanu,
nè a la scippa e nè a lavoru,
ma ccà venanu perenni
pe mu trovanu ristaru.
11)
E va bena; io lu sacciu
ca la vita accussì està,
dui o tri chiacchieri devieru
mu dicimu a nui ni resta.
2)
Chi successa a bui cumpara?
Chi faciti nta ssu luocu,
si bi vitti mancu mona
tutti attienti nta lu juocu?
10)
Uh, chi sorta sbinturata
sta patiendu chista tana
 de gran figgili d’ogni sorta
e de figghi de ....................
10)
Cc'abbisogna la mpermiera
pe lu caru Sputafusu
chi si trova quasi muortu
ca de vinu hficia abusu.
10)
Mi chiamati a Cuncettuzza
pe mu sana ssu malatu
chi curcatu nterra stacia
tuttu quantu ntisicchiatu?
2)
Prontu, prontu Genoveffa
la sua cara sarvatrici,
bella donna de nui tutti
e de l'uomini felici.
12)
Arrassatevi de gghuocu
tutti quanti pe piacira
ca si puozzu hfara cosa
ccà finiscia lu mio dira.
12)
Lu malatu non mi sembra
cosa giusta mu si sarva
c’'abbisogna nu dottori
chi è lu miedicu: Lacarva.
13)
Eccu                  ccà, io viegnu a bui
chi succeda, Cuncettuzza?
12)
O Lacarva, mio dottori
Nc’è na cosa ccà. chi puzza!
13)
Mo’  vidimu, Cuncettuzza
si lu puozzu sistemara
ca la vita ognidunu
si la tena certu cara.
13)
Ccà lu mala lu trovai
nè nci vò penicillina
ca nci vò na baona stecca
ma de vera stricnina.
12)
Chista dosa abbasta certu
mu si pò risumbenira
pe mu fina priestu, priestu
tuttu quantu lu patira.
13)
Tu, mia cara Cuncettuzza
sini a postu pe st'affari
e lu dissaru già tutti
tutti quanti li cumpari.
13)
Cu sta pinnula si vida
si nci cola a Sputafusu
ma mi para ca sta fermu
cuomu prima de chist'usu.
14)
M"arrassativi                   nu puocu
Cuncettuzza e Don Lacarva
ca io sulu sù lu magu
chi lu sarva cu sta varva.
14)
Li miei cari genitori
mi chiamaru Don Tiduoru
pecchi sepperu ca puozzu
pe mu hfazzu no mmu muoru.
14)
Ma guardatilu ben boena
Stutafusu, lu cumpara 
cuomu cerca mu si mova
e comincia ad annacara.
14)
Apra l’uocchìj Sputafusu
e avuzzatti sulu,sulu
pe mu hfai vidira a chissi
 ca tu puru no ssi mulu.
8 )
Oh,chi varva chi teniti,
magu celebri de mundu
vi salutu e a bui io dicu
ca lu cora l'aju fundu.
14)
Jeri muortu e ti sarvai
da lu statu chi stacivi
e perciò io vuogghiu sempra
pe mu mangi e pe mu vivi.
8 )
Ti ringraziu, Don Tiduoru,
tu chi fusti sarvaturi
de la cara mia perzuna
cu li soliti tua curi.
15)
Su nu poveru mercanti
chi fatigu pe li gienti
de la sira a la matina
pecchi chissu è ccà l’ambienti.
I5)
Non si sapa quantu strati
aju sempra girijatu
mu mi puozzu guadagnara
ncuna cosa viatu,viatu.
I5)
Vindu chiacchì pe bui tutti,
vindu spazzuli e cuntruecchi
vindu chigghu chi b'accurra
o miei cari miei finueocchì.
15)
Passu sempra la jornata
giriandu li paisi
e ne sacciu a cui mu truovu
pe mu paga la mia spisi.
16)
Io na grazzia a bui vi ciercu
caru, caru mio cumpara,
mu mi dati ncuna lira
ca no’  puozzu hfatigara!.
16)
Sugnu zuoppu e no canusciu
si la vita custa cara
io, pe sempra, ebbi a jira
giriandu pe campara.
16)
Ccà hfaciti ncuna cosa
pe stu povaru pezzente
chi vui luordu lu viditi
pecchi attru nen ha nenta.
16)
Ma facitila ssa grazzia
ca mi sientu propi all’erva
chi la vuci puru manca:
"ma chi fazzu, chi mi serva!”
16)
E jio dicu, a ttìa, Pasquali
 ch'aju e hfara cu sti chiacchi?
Avarissi pe mu pienzi
ca la fami sulu ammacchi.
16)
Pe nui attri povariegghi
No  nc'è bierzu de risorza
ca ni chiamami cafuni
e tamarri cu la scorza.
9)
Li tamarri cu la scorza
l'hava chistu mio patruni
e no sulu forisazzi
ma pregiati tamarruni!
3)
Cuomu fazzu, si ssu chissi
li clienti tantu amati,
li clienti de la staggha
ch'aju sempra ntavernati?
3)
Scampu certu la pelliccia
e de tutti su stimatu
e no pienzu si lu mundu
certi vuoti è tantu ngratu.
9)
Don Chicollu, Don Chicollu
qu'esta chiggha chi passau
de sta tana de mulogna
e nemmancu salutau?
3)
Era chiggh'annamurata
de na vota, caru mio
e pe chissu no la pienzu,
ma nci penza lu buon Dio.
19)
Tu sii certu chiggha strega
chi stregasti lu mio cora
ma pe chissu no nci pienzu
ca sù fidanzata ancora.
19)
E' nu bellu giovanottu
chi mi spusa ncunu juornu
e lu viocchiu fidanzatu
và e sacchiappa chistu cuornu.
18)
Si tu avisti sta hfortuna
mu ti truovi lu destinu
chi ti vai de cchiù parrandu
de la sira a lu matinu?
18)
Statti cittu e dassa stara
c'accussi avìa mu era
e nu juornu va a finirà
ca divienti pua mugghiera.
17)
Don Chicullu de stu cora
Io ti vuogghiu tantu bena
ca ti vuozzi de lu primu
nè ti dugnu giammai pena.
17)
Tuna sii lu caru amori
e ti vuezzi mu ti spusu
pe mu simu cchìu cuntienti
e mu filu cu lu fusu.
17)
Ncunu juornu a mmia mi chiami
e mi dici: "Cara fata,
tu sii bella e tantu cara
e de mia surtantu amata !”.
3)
Io ti vuozzi pe ntiressa
ca sii a postu de misata
e a perciò ca sini bona
mò ti jettu na vasata.
20)
No su cuosi chi ssi hfanu
cu nu pubblicu davanti:
virgognativi nu puòcu,
ma nu puocu tutti quanti!.
20)
Non                  aviti mancu scuornu
de sti nobili signori
e pua sparti vi stimati
 li felici e caldi amori.
21)
Cara                 mamma, chi ti serva
stu parrara chi no sona?;
sunu vì dui babbalucchi
chi la pigghianu a la bona.
22)
Ntonariegghu, caru hfrata,
chi t'importa si l’amuri
vuonu hfara avanzi a tutti
sti spacciati de signuri?
21)
Dassa mpaci, Rosa Bella
ca la mamma sa parrara
e perciò non t'interessa
s'igghî fanu chigghu hfara,
2)
Mi scusati s'interrompu
lu parrara de vui gienti
mu vi dicu ca na massa
siti tutti de hfetienti.
23)
Chi dicistuvu, oratori
e gridati pe mu sientu
ca su surdu e no capisciu
lu parrara tantu lientu.
2)
Si no sienti, chi nci curpu,
 amatissimu triciuolu,
si no pienzi mu ti spusi
pe mu hai ncunu hfigghiuolu?
2)
Chi ti servanu 1'averi,
chi ti serva a ttìa lu sordu?
Priestu o tardii si lu mangia
ncuna scema e ncunu ngordu.
23)
Io vi dicu, Don Catrammu
ca li sordi sunu buoni:
nci su gienti chi nda hfanu
girijandu cu li suoni.
23)
Li dinari l'hanu tutti
e li vidanu ognidunu,
puru sparti li cecati
si nda toccanu pua ncunu.
24)
Io sù guierciu e mai io vitti
li dinari mbita mia
ca sù mienzu disperatu
e non aju ca la via.
24)
Sugnu guierciu de natura
pecchi chissà fu la sorta
ca voria mu riestu finu
e mu vaju pe la morta.
25)
Chi cuntati, Mastru Tittu
accussi vi disperati;
io no criju ca vui siti
de li mali, tantu amati.
25)
Siti degnu de lu chiaccu
de ncun'attra cosa puru
e io già lu sacramentu
e sin casu vi lu giuru!
24)
Tu, pe certu, ndivinasti
mu la hfazzu già finita:
no mi resta attra cosa
nta sta lorda e brutta vita,
26)
Mio rnaritu, Giacominu
lu segretu vi scoprìu
de la vostra malatìa
cuomu chiggha de lu zzìu.
26)
Giacominu de stu cora
tu sii sempra mio maritu
e ti vuozzi mu ti spusu
pecchi jeri assai pulitu.
26)
Tu si certu l'uomu a postu
chi sapisti lu da fara
e perciò non mi pentivi
 si mi vuezzi maritara.
26)
Ti ringraziu, Sabettuzza
ca sii donna de ben cora
no mò sulu, ma fin'ancu
quandu vena l’urtim’ora.
 
Cari gienti, mò vi dicu
ca la hfarza è terminata:
ascurtati sta macchietta
mu hfaciti na risata!    
 
 
Ristampa a cura di:
Er. prof. Ga.