Lu cantu de la crisi

LU CANTU DE LA CRISI
Ogni jornata
comincia e mora
cu’ una ’nzalata
de pumadora.
 
Mai li spaghetti,
mai carni ’n brodu:
de chistu modu
i po’ campà?
 
Dintra la casa
la fiamma è spenta;
uogghju no’ trasa,
ranu de nenta.
 
Cu’ nna cipudda,
chi mmancu abbunda,
pe’ nna sicunda
pietanza fa’.
 
Tutti ha mu avimu, tutti ha mu damu:
si nno’ ssiggimu
cu echi ppagamu?
 
Chisti su’ ttiempi
tremendi e ’mpami,
quandu c’è ffami
pe’ tutti nd’ha.
 
Armenu tuna
vieni, Bettina,
cara pacchjuna,
bella riggina,
 
cu nu tua sguardu
mu mi cumpuorti,
pe’ mmu mi porti
la paci tu.

 

La carestia degli anni 1936-37 suscitò nel nostro « zia Titta » con tale affettuoso e familiare appellativo era conosciuto dai paesani Giovan Battista Vono) il canto che qui riportiamo ed il successivo. Occorre ricordare che la fame e l’indigenza colpirono allora soprattutto le genti calabresi. Da tante parti si levarono canti disperati, indicativi dello squallore e della disperazione in cui il popolo viveva. Un don Giuseppe Monteleone, da Polistena, abile, ironico cantore di situazioni contadinesche e non, scriveva con accenti non molto dissimili dai presenti: L’annati vannu mali /li debita su’ randi... / a cui ti raccumandi mu t’aiuta?!; e ancora: Si mangia... senza pani! / no’ nc’è na stizza d’ogghju! / e l’erbi... chi li vogghju... senza sali?!
Il canto qui riportato, di contro alle miserie ed al terrore di ombre scheletriche che par di avvertire sullo sfondo, è significativo di una particolare, onnipresente partecipazione umana. Alla dimensione delle giornate che iniziano e si concludono con una semplice insalata di pomodori si innestano le privazioni, la mancanza degli alimenti essenziali, persino della miserabile cipolla. Tempi, questi, orribili, «tremendi e ’mpami», durante i quali domina lo spettro della fame. Breve, inaspettata consolazione è, infine nella donna amata, che sola potrà confortare e dar pace all'animo del poeta.
CANTO DELLA CRISI.
Ogni giornata / comincia e muore / con un’insalata / di pomodori
Mai gli spaghetti, mai carne in brodo: / in questo modo / si può campare?
Dentro la casa / la fiamma è spenta; / olio non entra, / grano per niente.
Con una cipolla, / che neppure abbonda, / una seconda / pie­tanza fai. / Tutti dobbiamo avere, / tutti dobbiamo dare: se non esigiamo / con che paghiamo?
Almeno tu, / vieni, Bettina, / cara amica, / bella regina, con un tuo sguardo / a confortarmi, / a portarmi / la pace tu.