Il lamento della pazza

Il lamento della pazza

 

E anche se il mio corpo straziassero

mille e mille aculei, che più importa?

Lasciatemi in pace, serratemi la porta

ché non veda nessuno!... Vecchio passero,

non ti vedrò più: anche tu sei morto

come il mio cuore e l’anima mia amara!

 

Ed io

non piango per i miei figli, che lascio

all’uomo viscido, che m’offese;

ma su te piango, vecchio passero,

e, vicino a la gabbia aperta, rido!

Piango e rido!... Perché non vuoi

la libertà? Spalancata è

la porticina: apri al volo

le ali nell’azzurro!... anch’io

vorrei fuggire lontano lontano

e perdermi, definitivamente...

 

Avevo voluto te solo

ne l'umida cella del mio strazio:

io tu la tua gabbia,

e io ne la mia gabbia.

Mi dicevano che non eri bello

gli uomini sciocchi di sapienza, gli uomini

la cui saggezza vantano nel male...

E rido!... perché?... Ridere!... - Lasciatemi,

lasciatemi ridere felice!