Vite Appese

PRESENTAZIONE
 
Ringrazio di cuore le persone che mi hanno aiutato a rimuovere ogni timidezza, incoraggiandomi a pubblicare quello che per me ha rappresentato, e rappresenta, il risultato di spontanei sfoghi personali, nati dalla necessità di far venire fuori di me stessa, parte di ciò che ognuno di noi porta dentro, nel suo più schietto ed intimo sentire, e che spesso non si sa o non si può comunicare ad altri se non a sé stessi.
La raccolta di questi miei scritti, tratti da pagine del mio diario, la dedico principalmente a mia madre, al vuoto incolmabile che mi ha lasciato, e perchè, se tante sono state le volte che l'ho abbracciata, mi pento per non averlo fatto una volta di più.
La sua sofferente malattia, che l'ha costretta a lungo in ambienti ospedalieri e le non poche vicissitudini che ho condiviso con lei, mi hanno fatto conoscere il dramma della dialisi, purtroppo, comune a molte persone di ogni età, costrette a vite dimezzate tra le loro realtà, i loro affetti            i loro impegni e i macchinari dell'emodialisi, unico loro mezzo di sopravvivenza nell'attesa di un trapianto che non sempre arriva.
Ciò che mi ha spinto ancor di più a fare questo passo verso una pubblicazione.  E sepur consapevole che è solo una piccola, umile goccia di mare, il riferimento che ho fatto a questo dramma, che io sento forte dentro, nel profondo del cuore, vorrei che potesse dare un piccolo contributo per sensibilizzare la gente verso l'importanza della donazione degli organi. Vorrei che fosse letto come un segno di affetto, di solidarietà e di speranza per coloro che combattono questa e altre battaglie simili, tenendo la vita incerta, appesa ad un macchinario, ad una speranza, ad un’attesa straziante e dignitosa per risalire sul treno della vita senza sapere se mai giungerà.
Vorrei, inoltre, quasi come un’implorazione, portare ad un momento di riflessione, coloro che operano nei settori ospedalieri, affinché l’ammalato, già bisognoso di cure, non arrivi mai a sentirsi quasi colpevole della propria sofferenza.
Vorrei spingere ad una maggiore consapevolezza quanti posso­no e non fanno di più e quanti non si assumono le responsabilità che loro competono, delegandole ad altri o semplicemente evitandole, di­menticando che ogni vita vale e merita molto di più e che la coscienza è l'unico giudice di se stessi.
So bene che vi sono medici che esercitano con passione il loro mestie­re che, a mio avviso, dovrebbe essere soprattutto una missione. Io vorrei che fossero molti, molti di più.
Questi versi sono soprattutto in ricordo di:
Anna Mengani, mia madre,
Teresa Manduca, conosciuta in corsia d'ospedale nel suo ultimo mese di vita,
Teresina Pallaria, compagna di viaggi di dialisi di mia madre, Giuseppe Pizzonia, mio amico d'infanzia, anch'egli dializzato,
De Marco, compagno di dialisi,
Anna Gullo, compagna di dialisi e di viaggi,
Misuraca, conosciuto pochi istanti prima della sua seconda ed ultima dialisi.
Michele Molinaro, (in lista di trapianto di altro organo) generoso e altruista anche nella sofferenza, e di tanti altri "passanti senza ritorno" dei quali non ricordo i nomi o dei quali non li ho mai saputi, ma che hanno lasciato una traccia indelebile nella mia vita.
Quel treno per loro non è mai arrivato.
 
 
Antonella Vono