Il Pittore Giuseppe De Pace

Giuseppe De Pace Pittore

Giuseppe De Pace Nasce a Curinga nel 1931. Giovanissimo, spinto da un naturale talento, inizia il suo percorso artistico, che lo porta da subito ad essere apprezzato dapprima come discepolo di illustri pittori e restauratori di arte sacra, e successivamente ad intraprendere il suo iter in varie città italiane e a varcare i confini nazionali, per far conoscere il suo talento in varie parti del mondo. Il suo stile inconfondibile, supportato da una tecnica minuziosa, fa rivivere nei suoi quadri scorci di paesaggi, ma soprattutto fa rivivere i vicoli, le piazze, le case …i ricordi, che sono rimasti impressi nella sua mente, permeati da atmosfere che ci riportano ad un tempo passato ma vivo. “C’era una volta” sembrano sussurrare le opere del De Pace, e così ama definirle l’autore stesso, quasi volesse far rivivere in ogni persona che si pone di fronte ad una sua opera, la favola e il ritorno all’ infanzia che c’è in ognuno di noi.

 

Acconia: mostra dì pittura di Giuseppe De Pace

Dialogo con gli spazi della memoria Vicoli, piazze, chiese, masserie plasmati con lucido affetto. Gli esiti della ricerca di nuove tecniche e metodologie

 di Nalalia Majello

 

Dal 24 aprile al 2 maggio 1992 nei locali del Salone Carè in Via Pascoli ad Acconia di Curinga è stata aperta al pubblico una mostra di pittura di Giuseppe De Pace. Già i Curinghesi avevano avuto modo di conoscere l'opera del De Pace in una precedente mostra allestita nei locali della biblioteca comunale di Curinga dal 13 al 21 luglio scorso. Notevole è staio l'afflusso di pubblico ed il successo dell'iniziativa. I Curinghesi, che conoscevano il De Pace per la sua lunga anima di abile decoratore, hanno avuto così modo di scoprirlo come artista pittore. Le tele esposte evidenziano una scelta tematica che è il motivo trainante della sua attività artistica: una Curinga non solo nella sua attuale dimensione urbanistica, ma soprattutto in quella storico-culturale, quale testimonianza del recupero della memoria collettiva. Propone vicoli, piazze, in maniera minuziosa, attenta, precisa, pur in modo convenzionale, non è solo frutta di una scelta formale e di una ricerca personale, ma è il prodotto di un processo affettivo, è un ricostruire pezzo per pezzo una realtà che è, che è stata e che spesso sfugge all'osservatore di oggi, è un riconto, un pensiero che affiora e viene fatto vivere in uno scorcio, in un angolo, in una contrada, Colpisce che Colpisce che in queste vedute non compaia mai l’uomo, il curinghese, colui che ha animato quelle vie e quelle piazze, ma si intuisce come ogni immagine sia intensamente legata ad esperienze reali tanto da sembrare un dialogo diretto tra l’autore ed il luogo del suo vissuto nel quale gli altri possono anche non essere rappresentati, ma dove sono idealmente presenti. Guardando questi paesaggi ognuno in fondo può ritrovare un pezzetto della propria storia avviando quel processo di identificazione che è alla base del riscontro della "popolarità, che ha accompagnalo le sue rassegne sia nel paese natale che nelle comunità curinghesi di America. Autodidatta. Giuseppe De Pace e da un tempo relativamente recente che si dedica interamente alla pittura su tela, ma ha coltivato fin da ragazzo la sua passione per quest’arte. Ha lascialo infatti gli studi umanistici pei dedicarsi alla decorazione ed alla realizzazione di affreschi in varie chiese calabresi, prima in qualità di discepolo e più tardi di aiuto di maestri come Emilio Juso di Luzzi e Tommaso Cantafio di Maida. Dopo una lunga attività come decoratore, svolta con professionalità e creatività, il De Pace si è dedicato alla pittura, vivendo intensamente il rapporto con la sua arte i suoi colori, i suoi soggetti, sperimentando pazientemente tecniche e metodologie per perfezionare il suo linguaggio artistico costruito a poco a poco e basato sull’osservazione attenta della realtà. Lo stile della sua pittura, caratterizzato dalla prevalenza di toni caldi, di ombre colorale, di pennellate spesso larghe e misurale, si è andato consolidando e le brevi esperienze innovative, che il pittore ha acquisito in seguito con artisti fiorentini contemporanei, hanno solo prodotto degli episodici mutamenti di stili. Poi il ritorno all’iper realismo delle sue vedute, delle sue nature morte, dei suoi paesaggi bucolici. Nella ricerca di confronto e di allargamento di esperienze è da sottolineare la tensione all’affinamento delle tecniche operative, ma il suo ritornare sempre con maggiore affetto e con più consapevole attenzione alla forma e ai colori della sua Curinga, suo primitivo amore, è la cosa che di lui ci è più cara.