Tre manciate di sabbia

TRE MANCIATE DI SABBIA
 
 Mare d’estate
calmo, pulito,
limpido, sporco,
verde, azzurro,
mosso, schiumoso,
con buste, con catrame,
con tante sozzerie.
              Di bello
ragazzi ridenti,
giocosi, contenti,
possenti, esuberanti,
bambini festosi,
ben abbronzati,
sani anche loro,
robusti.
Belle donne e formose,
anche pance o di più,
ma sempre contenti.
              Spesso ragazze
sdraiate a pancia in giù,
sotto l’ombrellone,
nascondono i loro sguardi
con occhiali scuri e,
chissà quali fantasie
o quali strani pensieri
attraversano la loro mente.
Orecchie tappate da cuffie,
con musica che attraversa il loro corpo,
che si muove
come onda flessuosa sulla sabbia.
              Ombrelloni riflessi nell’acqua,
onde spumeggianti,
grida di bimbi,
richiami dei grandi,
e il sole brucia, arde, scotta.
              In lontananza,
allo sbocco del fiume,
un tronco dai rami secchi
si staglia fra il cielo ed il mare
e chissà quali frutti ha dato,
o quale ombra ha offerto
al povero viandante.
             
 
Di tutto,
barche con vele al vento,
o semplici surf trascinati sulle onde,
costumi di mille colori,
persone di ogni età
baracche.
              Io sono di quella generazione
Che è sceso al mare su un carro trainato da Buoi,
che ha indossato il costume a Giugno e lo ha tolto a settembre,
che ha raccolto cosa cacciate dal mare,
che ha trascinato pali e tavole sulla sabbia,
che ha fatto il bagno coi porci,
che ha fatto ombra con un lenzuolo e due canne,
che ha bevuto acqua rinfrescata al bagnasciuga,
ed ha mangiato anguria sotterrata al fresco sulla spiaggia,
che ha bevuto latte fresco appena munto dalle capre,
che ha raccolto legna per poter cucinare,
che ha pescato con la lenza da riva,
che ha dormito al fresco di una capanna,
che, a fine stagione ha salutato il mare con
 tre manciate di sabbia.
 
Estate  2000