Zio Peter Racconta

Zio Peter

Racconta

 Copertina Zio Peter Racconta

La mia CURINGA negli anni ’50 – ’60 e poco oltre

Fatti e Figure degli anni ’50 e non solo.

(Questa pagina ha avuto 2008 visite prima della distruzione ackar) 

Questa storia è un mosaico formato da tante tessere, unite dal filo della memoria, insieme a nostalgia, sentimenti, aspetti di vita familiare e sociale, affetti, e tanti pensieri.

Questo ho cercato di riferire, non sapendo se ci sono riuscito.

 

I Nostri Ricordi…

 Il lettore attento non può non accorgersi dello scarso rilievo che i libri di storia danno alla cosiddetta “Storia locale” che è, a mio avviso, ricostruzione della vita in tutte le sue manifestazioni, compresa la componente sociale, privata e pubblica.
Pertanto, ho trascritto volentieri, “I ricordi…... di Zio Peter” perché testimonianza certa su persone, fatti e figure del nostro tempo e del passato recente, con episodi e testimonianze sulla loro vita, sul loro pensiero, sulle loro attività e le loro tensioni, sull’ambiente, sui luoghi di aggregazione sociale (circoli, botteghe artigiane, locali pubblici ecc.), e su storie di emigrazione.
Ciò al fine di ricostruire il ricordo di quel “Villaggio perduto e dimenticato” dei nostri padri ed evitare che questo ricordo, venga, quotidianamente soffocato da una cultura globale, asettica che con la sua straordinaria complessità e i suoi messaggi, spesso negativi riduce l’uomo a un prodotto, svuotandolo della sua identità.
Porre in risalto personaggi, volti e vicende della vita quotidiana della nostra Comunità, attraverso il dovuto tributo a quelle minoranze generose e operose, ci aiuta a mantenere intatto il ricco patrimonio di cultura, che riteniamo doveroso trasmettere alle future generazioni.
Non è la Storia della nostra comunità, ma fa parte di essa, in quanto a ricostruire l’origine e gli eventi succedutesi in questo paese, per fortuna, c’è già stato qualcun altro che ci ha pensato a farlo.
 E l’ha fatto con una ricerca minuziosa di dati certi, di notizie che non si trovano sfogliando pagine senza soffermarsi con dovuta attenzione, perché è noto che la “notizia vera” si cela spesso in frasi di cui sfugge a prima vista il significato.
La pazienza e la costanza, unite alla volontà e alla passione per la ricerca, hanno alla fine partorito un lavoro meritorio e degno di ogni menzione, perché costituisce oggi il riferimento principe della storia di Curinga.
Il testo di riferimento è: CURINGA - Recuperi di storia e di vita sociale - Don Antonio Bonello (Rubettino Editore).
Archivi ecclesiali e di stato, consultati nel modo giusto e approfondito, hanno riservato un piccolo spazio nella storia per questa comunità che ha saputo ritagliarsi e conservare nel tempo, affacciandosi timidamente alla storia con l’importante centro di Acconia (o Laconia) prima, e Curinga (o Coriga) dopo.
Da allora, è passata molta acqua sotto i ponti, se pensiamo alle distruzioni Barbariche degli anni mille, subite anche da Laconia e per le quali molti suoi abitanti hanno deciso di trasferirsi in posti più sicuri.
È ricostruita dai Normanni, è distrutta dal terremoto del 1638, trova la forza per risollevarsi parzialmente, subisce le alluvioni del 1766 ma subisce il colpo di grazia dal terremoto del 1783, a seguito del quale, Laconia si svuota quasi completamente, con i suoi abitanti che si spostano verso Vena, Cortale, Maida e Curinga. Questa in estrema sintesi l’origine del territorio raccontata da Don Antonio Bonello.
Zio Peter non entra mai nella storia vera di questa comunità, perché il suo scopo è quello di raccontare a suo nipote, nato e cresciuto in America, la sua fanciullezza, i luoghi della sua giovinezza, i rumori e l’operosità del suo paese natio, da lui abbandonato negli anni ’50 e ritrovato, dopo più di cinquanta anni, completamente diverso da quello che ha lasciato.
Un’esperienza che vive appassionatamente, così come appassionati diventano i suoi racconti, sempre più precisi e dettagliati, con particolari che a volte sorprendono lui stesso.
I racconti di Zio Peter non vogliono e non pretendono di accostarsi alla storia vera di questa comunità, ma vogliono piuttosto mostrare l’operosità che stravolge nel tempo l’immagine di un paese lasciato in un certo modo, prima di emigrare, e che al suo ritorno stenta a riconoscere i luoghi in cui ha vissuto da ragazzo.
E’ un viaggio a ritroso nel tempo, raccontato con l’animo di chi ha amato e ama ancora questi posti, dimostrando che ha conservato intatto nella sua memoria ogni angolo ed ogni personaggio vissuto in Curinga tra il 1950 e il 1960 e . . . poco oltre.
In alcuni momenti è l’animo che prevale sulla mente di Zio Peter, per il sentimento col quale si sforza di ricordare e di descrivere il personaggio del momento.
E’ così che vengono fuori l’irascibilità o la bontà di certi personaggi, così come viene fuori l’attaccamento al lavoro e alla vita religiosa e politica del paese di altri.
Le tradizioni che scandiscono momenti di vita quotidiana, le processioni, le feste paesane, la scuola, le bettole, i numerosi negozi e le botteghe artigiane che costituiscono spesso momenti di aggregazione per la popolazione che li vive. 
I rumori, i sapori e le giornate scandite spesso dal rintocco delle campane che segnano l’inizio del lavoro giornaliero e la sua fine.
Ma la vita è quella difficile, proprio quella che ha spinto Zio Peter all’emigrazione, quella che lascia il segno se non vissuta lavorando, ma il lavoro non c’era e quando c’era si lavorava di forza fisica perché quella meccanica ancora tardava ad arrivare in questa comunità.
Non clacson per le vie del paese ma scalpitio di cavalli e muli, ragli di asini, battiti di telai, martelli battuti con forza su incudini per lavorare il ferro, e un vociare sommesso e tranquillo che rispetta l’altrui libertà. E quando sembra che tutti stiano a dormire e a riposare, c’è ancora qualcuno che si aggira per la cucina per filare o per preparare il pranzo del giorno dopo, risparmiando il tempo che si può così dedicare ad altro.
I rumori dei vicoli e delle piazze, vengono fuori da un’orchestra i cui strumenti del suono sono gli attrezzi e i mezzi di lavoro, un dolce suono di vita operosa e mai stanca.
Zio Peter non si limita a descrivere luoghi, ma cerca di rappresentare ogni aspetto sociale di ogni attività e personaggi dei quali si trova a raccontare al nipote, che diventa l’interlocutore unico ed unico spettatore di una rappresentazione che, in alcuni momenti, ha del grottesco, ma che contiene soprattutto verità, rimpianto per la vita vissuta e sentimento d’amore vero.
Una realtà che è difficile non ricordare per chi l’ha vissuta e che diventa ancor più difficile immaginare per chi quei tempi non li ha vissuti.
Alcuni, questa difficile realtà, tendono purtroppo a rimuoverla.
Ciò che racconta Zio Peter, non è da leggere affrettatamente o di getto ma, va “sorseggiato”, letto per parti, come una bibita d’estate che, a sorsi, ritempra il fisico e contemporaneamente solleva lo spirito.
Questo è il consiglio che Zio Peter fornisce a chi si accinge a leggere questo racconto, in modo da poter gustare appieno quanto in Curinga si è fatto negli anni ’50 – ’60 e poco oltre.
 
Prof. Ernesto Gaudino