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Zio Peter Racconta I Partiti Politici, L'antica Pasticceria, Matrimonio fatto in casa . . . (18) Continua

Procediamo ora dalla villa comunale e la Chiesa Matrice verso via Duomo dove esiste ancora la rinomata “Dolceria e Pasticceria” Bar di Emanuele Vono. Questa attività artigianale si tramanda dal capostipite della famiglia Giov. Batt. Vono  dal 1800 come recita lo slogan pubblicitario … “Una dolce tradizione di famiglia che dura sin dal 1800”.


Le Specialità Dolciarie Artigianali a base di Mandorla costituiscono ancora oggi richiamo non solo per i curinghesi ma anche per i forestieri che in occasione delle feste si avvicendano per potere comprare il famoso Torrone Artigianale di ... Luccio. Il ricordo che mi rimane di questo bar è anche legato all’annessa sala biliardo quasi riservata alla gente … bene di Curinga.
Ora, come ai vecchi tempi, ho voglia di gustare un buon caffè accompagnato dai fragranti pasticcini …, intanto vorrei parlarti delle tradizioni politiche curinghesi. Pensa che l’argomento di conversazione preferito e più frequente tra gli uomini riguardava la politica in qualsiasi luogo, dalla piazza al bar, dal barbiere e … perfino sul posto di lavoro.
Soprattutto le vicende della politica locale erano molto sentite e partecipate, ma non si disdegnava la politica di livello più alto … non dimentichiamo che Curinga ha avuto i suoi consiglieri provinciali, deputati e anche senatori.
Le sezioni dei maggiori partiti dell’epoca - Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista e Movimento Sociale - avevano la sede proprio nella piazza principale o, quantomeno vi si affacciavano e nei periodi di campagna elettorale dai vari balconi era un susseguirsi di “comizi” rivolti alla popolazione che affollava la piazza. Erano momenti di aggregazione ma anche momenti in cui si esasperavano i rapporti tra i cittadini appartenenti a correnti politiche diverse specie in occasione delle elezioni amministrative. Nel tempo si sono succeduti i Comunisti poi i Democristiani e quindi i Socialisti. Attualmente il comune è governato da una lista autonoma.
All’epoca inoltre si erano creati vari gruppi di aggregazione a sfondo socio-politico quali il Martin Luter King, il Centro sociale Kennedy, il Gruppo giovanile Comunista, la Stella Rossa, l’ARCI, il Gruppo di Azione Cattolica,  le ACLI e sicuramente qualche altro che adesso mi sfugge.
Tutti con lo scopo sociale di coinvolgere i giovani curinghesi e renderli attivi e interessati ai problemi politici e sociali.
Un particolare curioso … la sezione del Movimento Sociale, negli anni di cui ti sto parlando, è stata l’unica a dotarsi di televisore, con l’intento di guadagnare simpatie per il futuro politico, e tutte le sere era possibile assistere alle trasmissioni in onda con un modesto contributo in denaro.
… i furbi non mancavano! nel buio, depositavano nel contenitore delle offerte qualcosa che facesse lo stesso rumore delle monete. Qualcuno veniva pure scoperto, e allora era mortificante essere additato dai presenti, ma nessuno veniva poi allontanato dalla sezione. 

Proprio qui accanto al bar operava un altro calzolaio “Furciniti”. Cessata l’attività, la bottega è passata al figlio Domenico che l’ha trasformata in Sartoria. Ancora oggi funziona come Sartoria e quello che vedi al lavoro è il fratello minore Mastro Arcangelo Furciniti, che ha conservato nel tempo “l’arte del cucire” dedicandosi ancora oggi alla confezione degli abiti su misura. 

Procedendo per Via Duomo c’era l’Ufficio Postale. E’ stato diretto per molti anni dalla sig.ra Angela Cefaly, originaria di Cortale, e successivamente anche da altri curinghesi.
L’unico postino era Annunziato Bianca meglio conosciuto come “Nuzziatu”,  era anche un ottimo telegrafista nonché un … Maratoneta eccezionale. Pensa che a quei tempi il postino svolgeva il lavoro di consegna a piedi, e non solo nel paese ma serviva anche le frazioni montane e marine.
Il postino assolveva un compito molto importante, considerando che la lettera rappresentava il mezzo di comunicazione principale se non l’unico in alcuni ambienti.
La posta arrivava sempre in perfetto orario per cui, tutti coloro che avevano figli a prestare il Servizio Militare o familiari emigrati, aspettavano puntualmente sull’uscio di casa Nuzziatu che a sua volta, prevedendo lo stato d’animo di chi era in attesa, sventolava l’attesa busta da lontano  non appena scorgeva il destinatario.
Con alcune persone ci scherzava facendo credere che era loro arrivato qualcosa di importante e magari si trattava solo di pubblicità. 

Proprio di fronte, in pieno centro vi era il Frantoio … “u troppitu” … per la molitura delle olive, di Domenico Lo Russo.
Era un frantoio vecchia maniera per cui dopo la macinatura delle olive, bisognava riempire con la pasta prodotta “li Cuoffi o Sportine” (contenitori a sacca circolare), deporli su un “carrello” con asse verticale centrale, alternarle con “dischi di acciaio” fino a raggiungere la cima di questo asse. Si poneva il tutto sotto la “pressa” per la spremitura finale.
Era un continuo via vai di asini carichi di sacchi di olive provenienti da tutte le campagne vicine perché tutti i curinghesi possedevano un più o meno piccolo “appezzamento di Uliveto”.
Tutte le operazioni preliminari alla molitura vera e propria venivano eseguite a mano o … meglio a forza di braccia, era quindi necessaria una buona manodopera.
L’olio della spremitura veniva raccolto in una tinozza e qui l’addetto per competenza provvedeva, con un apposito piatto metallico a separare l’olio che galleggiava sull’acqua.
Il tutto avveniva sotto l’occhio vigile del proprietario della molitura. Oggi, le ruote del Macinino e l’intera vasca di contenimento, poste nel verde all’ingresso sud di Curinga, richiamano l’operosità della popolazione di questo paese.

Ecco … proprio davanti a noi c’è la Chiesa Matrice, imponente nell’aspetto e dedicata a Sant’Andrea Apostolo Patrono di Curinga. Le notizie di Archivio fanno risalire la sua costruzione al 1600 mentre nel 1769 esisteva di certo la Chiesa di Sant’Andrea. Fu distrutta dal Terremoto del 1783 e poi ricostruita dai Curinghesi devoti a Sant’Andrea che, anche in questo caso, con una catena umana lungo il tratto che risale dal fiume fino alla Chiesa e col “passamano”, hanno provveduto alla bisogna del materiale di costruzione.
Ricordo l’Arciprete Bianca e il Parroco degli anni ’50 Don Antonio Bonello che, con amore arricchì gli interni di marmi pregiati e di sculture di notevole importanza. Di recente è stato il Parroco Don Leonardo Diaco a rinnovare e far restaurare gli interni cercando anche di riportarli all’antico aspetto (modificati da un precedente restauro). Non è stato effettuato il preventivato restauro della facciata in quanto trasferito. 

Una piccola fabbrica di “cialde per coni gelato” era attiva in questo locale di fronte alla villetta, efficiente e produttiva per i Bar locali e dei paesi limitrofi. L’attività, che per i tempi era sicuramente all’avanguardia, era di proprietà di Giuseppe Sgromo. 

Ora siamo ritornati in Piazza Armando Diaz, voglio ricordare altre attività che si trovavano sul lato opposto a quello già descritto. Il Bar di “ Tommu” , la Barberia di “Mastru Bebè”, la Tabaccheria di Don Ciccino Mirenda e la cantina della famiglia De Summa, tutte attività di rilievo.

Il Bar di “Tommu” (De Sando Tommaso) era il ritrovo dei giovani che amavano trascorrere il tempo libero a giocare al Biliardino o al Flipper. Al Bar era annessa infatti una sala dedicata ai giochi per i ragazzi (Biliardini o Calcio Balilla e Flipper). Accanite sfide personali  si svolgevano con relativi e numerosi spettatori che sostenevano l’uno a l’altro amico impegnato al momento.

 La Barberia di “Mastro Bebè” rappresentava anche un luogo di incontro per gli appassionati di calcio. Da un confronto di idee venivano fuori accanite discussioni con confusione di voci che si sovrapponevano perché ognuno … aveva ragione. Tutta questa animazione finiva con cameratismo mentre “Mastro Bebè”  continuava imperterrito a svolgere il suo lavoro.

Un altro negozio particolare era il Tabacchi di Don Ciccino Mirenda gestito poi dal nipote Battistino Currado. Attrezzato non solo come tabaccheria ma anche come profumeria, articoli da regalo, cartoleria e attrezzature per “Macchine Fotografiche”. Il Negozio aveva un aspetto signorile ed era ben ordinato. Al primo proprietario, “Don Ciccino Mirenda”  appassionato di Fotografia, si devono le prime cartoline panoramiche di Curinga.  

La cantina della Famiglia De Summa in Piazza Armando Diaz era un ulteriore ritrovo per curinghesi dediti al gioco delle carte. Apprezzato il vino di produzione familiare ma anche la possibilità di giocare all’aperto e con il pubblico …

All’angolo della Piazza sulla sinistra c’era il Consorzio Agrario di don Angelo Currado, ma in realtà era una miscellanea di prodotti che svariava dai generi alimentari agli attrezzi agricoli alle piantine e semenze per gli orti. Il negozio aveva anche un ingresso su corso Garibaldi.

Sulla stradina che sale dal negozio Pacileo e quindi alle spalle della piazza c’era il negozio di alimentari della famiglia Sorrenti. Le sorelle Sorrenti svolgevano anche l’attività di dolcieri su commissione.
Devi sapere che una volta, i matrimoni e le feste in genere venivano festeggiati in casa (solo alcuni usufruivano della palestra della nuova scuola elementare o della sala parrocchiale) per cui era necessario provvedere alla preparazione del necessario per il rinfresco dopo la cerimonia in chiesa.
Dolcetti alle mandorle, all’anice, alla vaniglia, ma soprattutto il tipico pan di spagna, venivano da queste preparati in grande quantità per poi essere offerti al momento del ricevimento.
Il pan di spagna curinghese, non è quello con cui si fanno le torte oggi, ma ha una lavorazione particolare, e solo pochi che si possono definire maestri, sono in grado di produrlo.
Non contiene lievito ma solo tante uova, pochissimo zucchero e farina e poi … tanta forza e lavoro di braccia. L’impasto viene messo in opportune forme e cotto nel forno a legna. Vengono fuori delle altissime ciambellone dorate.
Questo pan di spagna tagliato a fette veniva offerto agli invitati, fatti accomodare nelle varie stanze, da improvvisati camerieri che servivano  con “guantiere” colmi dolci e liquori.
Il gruppo dei “bevitori”, si riuniva invece in cucina o nella cantina, dove li attendevano ceste ripiene di “Nicatuli” (molto simili alle Frappe carnevalesche) e abbondante vino locale.

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