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Nelle baracche tra i grattacieli



Nelle baracche tra i grattacieli


"Come vivono gli italiani nei peggiori bassifondi", foto di Jacob Riis, scattata in Jersey Street nel 1897 ed esposta al Museum of the City of New York. Scrive Adolfo Rossi, autore nel 1894 di Un italiano in America: "A New York c'è quasi da vergognarsi di essere italiani. La grande maggioranza dei nostri compatrioti, formata dalla classe più miserabile delle provincie meridionali, abita nel quartiere meno pulito della città, chiamato i Cinque Punti (Five Points). È un agglomeramento di casacce nere e ributtanti, dove la gente vive accatastata peggio delle bestie. In una sola stanza abitano famiglie numerose: uomini, donne, cani, gatti e scimmie mangiano e dormono insieme nello stesso bugigattolo senz'aria e senza luce. In alcune case di Baxter e Mulberry Street, è tanto il sudiciume e così mefitica l'atmosfera da far parere impossibile che ai primi calori dell'estate non si sviluppi ogni anno un colera micidialissimo."



Svizzera 1962: in 16 in una stanza

 Nella foto Murat, archivio del "Corriere della Sera", la stanza in cui nel 1962 vivevano alcuni immigrati italiani a Ginevra. La didascalia scritta dal fotografo dietro la stampa precisa: "la stanza misura 7 metri per 4 e vi sono sistemati 16 operai. Ciascuno di essi paga, al mese, per il materasso, 60 franchi, ossia 8640 lire". Vale a dire, secondo l'ultima valutazione delle lire 2001, circa 150 mila lire. Il padrone incassava dunque, per una camera, due milioni e mezzo. Nella stessa stanza facevano anche da mangiare.

Fonte: "Il Corriere della Sera



Svizzera 1962: catapecchie

 Nella foto Murat, archivio del "Corriere della Sera", alcune baracche abitate da emigrati italiani nel quartiere "Praille" a Ginevra. Era il 1962. L' Italia era in pieno boom. Anzi: Luciano Benetton avrebbe raccontato qualche anno dopo che in Veneto "c'era già chi si lamentava: il boom è sgonfio"




Svizzera 1962: baracche tra il pattume

Nella foto Murat, archivio del "Corriere della Sera", alcune baracche abitate da emigrati italiani nel quartiere "Praille" a Ginevra. Era il 1962. L'anno in cui esplodevano i Beatles, Sean Connery girava "007, licenza di uccidere" e la Juventus era pazza di Omar Sivori.
Fonte: "Il Corriere della Sera"


 

Un lavandino ogni 16 persone

Nella foto di "Sorrisi e Canzoni", emigranti italiani a Ginevra nel 1973. La didascalia spiega che dormono in 32 per ogni baracca e hanno un lavandino ogni 16 persone.



Una stanza per dormire, lavorare, cucinare

Nella foto di Jacob Riis scattata a Bayard Street nel 1888, un gruppo di italiani ammucchiati in una sola stanza in un condominio di Bayard Street. Scriveva lo stesso Riis nel libro "Così vive l'altra metà": "i rapporti di polizia che parlano di uomini e di donne che si uccidono cadendo dai tetti e dai davanzali delle finestre mentre dormono, annunciano che si avvicina l'epoca delle grandi sofferenze per la povera gente. È nel periodo caldo, quando la vita in casa diventa insopportabile per dover cucinare, dormire e lavorare tutti stipati in una piccola stanza, che gli edifici scoppiano, intolleranti di qualsiasi costrizione. Allora una vita strana e pittoresca si trasferisce sui tetti piatti. [...] Nelle soffocanti notti di luglio, quando quei casermoni sono come forni accesi, e i loro muri emanano il caldo assorbito di giorno, gli uomini e le donne si sdraiano in file irrequiete, ansanti, alla ricerca di un po' di sonno, d'un po' d'aria. Allora ogni camion per la strada, ogni scala di sicurezza stipata, diventa una camera da letto, preferibile a qualsiasi altro luogo all'interno della casa. [...] La vita nei caseggiati, in luglio e agosto, vuol dire la morte per un esercito di bambini piccoli che tutta la scienza dei medici è impotente a salvare".




Marcinelle, negli hangar nazisti

Nella foto, gli hangar in cui vivevano i minatori italiani a Marcinelle. Solo pochi anni prima erano sede di un campo di prigionia nazista. Abitavano qui, in condizioni di grande disagio, molte delle vittime della tragedia dell'8 agosto 1956, quando 262 minatori, dei quali 136 erano calabresi, veneti, siciliani o campani, morirono intrappolati 835 metri sottoterra.



Belgio, anni '60: nelle baracche del lager

Foto di "Oggi" 5-3-1964. La didascalia spiega: "Un bimbo italiano ritratto nella desolata zona di Lanklaar, dove i tedeschi avevano creato un campo di concentramento per i prigionieri guerra sovietici. In queste squallide baracche vivono 35 famiglie di nostri connazionali (..) insieme con emigrati greci, spagnoli e turchi"
Pubblicata da Oggi




L'angolo privato in una baracca.
Belgio, anni cinquanta.
La Valigia, Vicenza

L’Italia, oggi, è diventata un paese di immigrazione e sembra aver perso la propria memoria storica rimuovendo, cioè, dalla memoria collettiva quello che noi siamo stati e siamo ancora: un popolo di emigranti. Con questo servizio mi propongo di far riflettere tutti su quello che i nostri emigrati hanno sofferto. Mi propongo, anche, di far riflettere sugli errori commessi dagli altri e che stiamo commettendo pure noi. Il popolo italiano dovrebbe, a mio parere , essere molto più sensibile sui temi della solidarietà e dell’accoglienza e, soprattutto, dovrebbe ricordare

 Mimmo Curcio

 

 

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