Un Personaggio a Curinga
MASTRU T. P.
Personaggio tipico e caratteristico per Curinga, vissuto in Curinga fino agli anni ottanta.
Ormai pensionato, trascorreva la maggior parte del suo tempo girovagando, senza particolari mete, tra la Piazza principale “A. Diaz” e “Lu Passu”.
Passo lento, mani dietro la schiena e sguardo spento, assente, quasi disinteressato a ciò che gli succedeva attorno.
In qualsiasi momento della giornata, pretendeva che gli si chiedesse che ore fossero, e lui, con fare serioso, ammirando insistentemente il suo orologio, cambiando posizione per una migliore visione, rispondeva sempre allo stesso modo: “ sunu li sei e menza spaccati”.
L’allusione era ovvia e lui, ci teneva a ribadire, stringendo le spalle, “li sei e menza spaccati” a mò di rassegnazione.
Erano tipici le sue intromissioni tra i vari gruppi di ragazzi o adulti che, animatamente discutevano di politica o di qualsiasi altra cosa.
Lui, non è che fosse interessato più di tanto alla discussione ma, introduceva la sua testa nel gruppo allungando il collo, come per sentire e seguire meglio il discorso e ciò, suscitava la curiosità degli altri che, sistematicamente, non appena se ne accorgevano, gli facevano spazio e gli chiedevano: “Cumpara, chi ura sunu?”.
La risposta era sempre e costantemente la stessa “ Sunu li sia e menza spaccati” e così dicendo, si allontanava con aria scanzonata e soddisfatta.
Col tempo si è poi rinnovato, cambiando atteggiamento e modo di fare.
I suoi obiettivi erano sempre e soltanto i gruppi in discussione ai quali, si avvicinava, non per sentire o spiare ma si fermava questa volta, ai margini del gruppo e, con fare indifferente, alzava la testa al cielo e, facendosi ombra con la mano sulla fronte, fissava insistentemente un punto nel cielo come se, in quell’istante, stesse accadendo un particolare evento.
Notato da qualcuno del gruppo , veniva subito istintivamente imitato così come istintivamente tutti si mettevano a guardare in alto incuriositi.
Quando tutti avevano assecondato il suo fare, si allontanava soddisfatto e ridente perché, ancora una volta, col suo fare ingenuo e infantile, era riuscito nel suo intento di scherno verso il mondo che lo circondava.
Giochi infantili? Ingenui passatempi? Richiamo alle cose semplici della vita? Ognuno tragga le conclusioni che vuole ma di certo, era un modo sereno di vivere la propria vita divertendo e divertendosi senza alcuna altra pretesa.

