L'alto valore delle coltivazioni collinari
L’alto valore delle coltivazioni collinari per la conservazione della biodiversità, la riqualificazione dei prodotti autoctoni e la messa in sicurezza del territorio.
Nel territorio del Lametino la parte collinare presenta un degrado dovuto all’abbandono produttivo delle specie arboree coltivate, in specie oliveti e i vigneti, che urgentemente necessitano di una adeguata riqualificazione e di specifiche dotazioni di attrezzature, per far sì che in tali aree possa rinascere la Piccola Impresa Agricola, ormai quasi inesistente, che in passato produceva prodotti con pochi difetti nel frutto, che si trasmettevano nel prodotto ad alto contenuto antiossidante e nutrizionale.
In questa maniera si tende da una parte a sfruttare la naturale fertilità del suolo collinare, favorendola con interventi mirati e limitati e contemporaneamente promuovendo la biodiversità dell’ambiente; dall’altra si punta a perequare le coltivazioni collinari con quelle delle pianure e possibilmente stabilire connessioni per la creazione e il potenziale sviluppo di reti di collaborazione produttiva, di lavorazioni e di mercato.
Partendo da tali constatazioni si considera essenziale: conservare, salvaguardare e valorizzare le coltivazioni autoctone e quelle meno recenti ma speciali e caratteristiche del territorio. La ricerca computa è stata basata sulla previsione degli investimenti necessari e sulle attività formative per gli operatori del settore con l’intervento di specialisti. Si prevede di migliorare i sistemi di coltivazione, abbassando l’utilizzazione di prodotti agrochimici di sintesi, che conciliano qualità e quantità, che si traducono in fiducia tra produttori e consumatori e in una nuova competitività dell’agroalimentare calabrese su uno scenario nazionale ed europeo.
Il nocciolo duro del problema consiste nel formulare, a capo del sistema della piccola coltivazione olearia e vitivinicola una struttura capace di organizzare, controllare tutte le produzioni dei piccoli produttori in maniera da renderle omogenee nel tempo e così avere la possibilità di certificare il prodotto. Certificazione fortemente richiesta dai mercati. Lo sviluppo della piccola imprese agricola è essenziale per l’occupazione reale del territorio perché lo moltiplica, per l’impegno profuso non solo dall’agricoltore ma anche dai suoi familiari e dai lavoratori stagionali, anch’essi solitamente minimi imprenditori nella parte non occupazionale dell’anno.
Alla luce di quanto osservato è utile ricordare che la produzione di olio di oliva italiano risulta fortemente deficitaria rispetto alla quantità consumata ed esportata. Infatti le aziende che producono olio ammontano a circa 1,2 milioni a fronte di una superficie investita pari a 1,16 milioni di ettari (dati ISTAT). Si deduce che la superficie olivicola è frammentata ed ancorata, particolarmente nel Meridione, ad una olivicultura tradizionale che implica costi mediamente elevati e addirittura raddoppiati rispetto ad altri Paesi produttori, come la Spagna, se non organizzata e rinnovata.
A livello internazionale, i processi di globalizzazione del mercato hanno ampliato l’offerta commerciale esercitando una forte concorrenza, ad eccezione della domanda dell’olio extravergine confezionato con parametri di qualità, che solo la Piccola Impresa può produrre ed elevarne il grado di competitività. Quindi, il settore dell’olio della Piccola Impresa Agricola costituisce uno dei punti di eccellenza del sistema agroalimentare calabrese che andrebbe maggiormente supportato potenziando la produzione e le politiche di valorizzazione del prodotto incentrate sul legame con il proprio territorio.
Lamezia Terme, 14.10.2009 – GAPIC (GRUPPO AGROTECNICO PICCOLA IMPRESA CALABRIA)

