Il ruolo centrale della Piccola Impresa
Il ruolo centrale della Piccola Impresa Agro-forestale per uno sviluppo sostenibile,
per il rispetto dell'ambiente e per la qualità dei prodotti
II sistema economico della Calabria presenta rilevanti picchi di criticità. I segnali di un tale stato sono visibili tutti i giorni nella lettura dei quotidiani locali ed attraverso le analisi comparative compiute dalla Banca d'Italia, dall'ISTAT o dalle Camere di Commercio, che informano sull'andamento e sulle tendenzialità delle attività economiche e produttive.
Per la Calabria, invece, poche e dispersive sono le notizie e solo con scarsissima frequenza si accenna a fenomeni economici circoscritti ad un certo periodo, tendenzialmente in aumento o in diminuzione, o meglio ancora, se è cresciuta in un tale mese e diminuita nel successivo.
Sembra che, allo stato, si navighi a vista e né il governo regionale attuale, né altri hanno avuto la responsabilità di intendere l'importanza di una funzione organizzativa di così grande importanza in un settore vitale - quello economico - per segnalare le stabilità positive o negative rispetto ai livelli di partenza molto bassi e magari rispetto a certe contrazioni consecutive.
Ovviamente, non si è mai chiesto alle Imprese esistenti e in riferimento ad una normale indagine economica, di calcolare e di comunicare a consuntivo le variazioni tendenziale di una individuata produzione in un mese precisato al fine di formulare previsioni di variazioni della stessa produzione per opportune valutazioni.
Tutto questo al fine di studiare e formulare dei piani economici regionali e modificativi per il futuro, capaci di stabilizzare e anche migliorare le aspettative di produzione o delle commesse per le imprese. Ancora, non si è mai dato pensiero se le imprese hanno eseguito tagli drastici di investimenti e non hanno mai accertato fenomeni di cali preoccupanti di occupazioni che inevitabilmente si sarebbero trasferiti nei profitti.
Non è stato mai fatto una veritiera lotta al sistema bancario che opera sul territorio con criteri rigidi, suggerendo politiche convincenti in modo da costringerle ad applicare spread sui tassi d'interesse favorevoli, come quelli applicati nelle regioni del nord del Paese. Non è stato mai possibile, di conseguenza , proporre soluzioni efficaci per sviluppare un processo di pianificazione nel settore agricolo, da sempre settore primario di produzione, stimolando la creazione di nuovi prodotti e regolamentando, quanto possibile, il flusso del mercato. In maniera a dir poco 'impropria', attraverso la 'longa manus' di un potere politico attento all'autoconservazione ed al clientelismo sono stati chieste, ottenuti e gestite cospicue risorse comunitarie e pubbliche per le grandi e medie imprese agricole in assenza di una programmazione generale del settore che hanno determinato in misura maggiore serie deviazioni nella produzione.
La verifica delle considerazioni è che in Calabria esistono pochissime realtà produttive rispetto ai grandi finanziamenti pubblici erogati e prestiti agevolati nella garanzia e nei tassi d'interesse applicati. Sembra un paradosso, ma è una verità incontestabile: il fiume dei soldi nazionali ed europei erogati per l'agricoltura calabrese ha avuto come sola finalità quello di strangolarla.
Tali risultati si possono capire se si mettono in confronto con quelli della Spagna, della Francia e di altri paesi europei che hanno fatto dipendere i finanziamenti pubblici da strategie economiche precise. Ma questa non è la sola causa, ne esistono altre di natura squisitamente organizzativa: chi dirige non ha mai controllato l'operato degli amministratori e quest'ultimi, a loro volta, non hanno controllato i primi.
Altra causa è contenuta nella modifica della natura dei partiti che sono diventati centri di scelte , clientelismo ed affarismo spicciolo, con la progressiva e sempre meno funzione di essere laboratori di idee da parte di iscritti e simpatizzanti. Le istituzioni spendono sempre di più e i cittadini arrancano sempre di più. il risultato, assai poco pregevole, è che la regione Calabria occupa le ultime posizioni della scala in Europa in molteplici settori parametrati.
Ogni cittadino deve sapere che in un territorio civile una crisi economica costante e prolungata non può esistere. La regola è che dopo il primo periodo di attuazione è obbligo l'intervento della classe dirigente che dovrebbe correggere le regole economiche esistenti e così apportare le necessarie modificazione per invertire la flessione rispetto al primo periodo. E' necessaria un'azione di discontinuità rispetto al passato e una decisa inversione di rotta con politiche tendenti a creare scambi di esperienze, di contatti istituzionali e di idee.
Restando nel settore dell'agricoltura e tenendo conto che in tale campo particolare è indispensabile per il suo sviluppo la piccola impresa agricola che certamente agevola il miglioramento della sicurezza alimentare e anche delle rendite agricole, le istituzioni pubbliche dovrebbero concentrarsi su tre urgenti interventi.
PRIMO: fornire più informazioni possibili sull'andamento dei mercati e sulla tecnologia combinata che migliora qualitativamente e quantitativamente l'agricoltura ed estendere le aree coltivabili in collina.
SECONDO: aggregare il piccolo imprenditore che da solo non è in grado di ottemperare alle regole del mercato globale.
TERZO: sottoporre i prodotti agricoli a lavorazione allo scopo di incrementare il valore economico e di conseguenza la redditività agricola.
Occorre una svolta della politica regionale che si ispiri a dare priorità a questo tipo di agricoltura nel suo bilancio annuale regionale con strategie reali di sviluppo e di coerenza e dall'altra parte un impegno delle nuove aggregazioni agricole di raggiungere una certa crescita annua del settore. E' veramente un errore politico considerare l'agricoltura fondata dalle piccole imprese un settore marginale nello sviluppo economico regionale e non riscoprire tale tipo di agricoltura come priorità perché la piccola impresa in agricoltura ha sempre occupato un ruolo centrale nello sviluppo sostenibile, nel rispetto dell'ambiente e nella qualità del prodotto.
L'ente regionale dovrebbe intervenire sui seguenti ambiti di cooperazione:
1) Potenziamento degli organismi regionali privati basati solamente sulle piccole aziende agricole e piccole imprese di trasformazione e commerciali;
2) Sviluppo della ricerca e dell'organizzazione delle conoscenze nel settore agricolo mediante un maggiore ricorso all'innovazione tecnologica già esistente. Questo sviluppo permetterà di migliorare la produttività e si realizza principalmente coll'organizzazione di apposite fiere agricole:
3} Intervenire sulla modificazione delle regole di conversione delle produzioni agricole esistenti.
Prof. Luigi Saladino
Prof. Luigi Pelle

