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Alla ricerca di Fiumi inquinanti 8-8-2010

Parte l'ispezione dall'alto sui corsi d'acqua

Lamezia Terme
, 07 agosto  2010- Il rumore dei motori è assordante mentre l'equipaggio della Forestale sale sull'elicottero. È un piccolo Eagles NH500 utile soprattutto per gli avvistamenti degli incendi nei boschi, ma è maneggevole e veloce, ed è anche dotato di una fotocamera digitale.

È diretto verso la foce dell'Amato, nell'area industriale di San Pietro Lametino, per controllare cosa porta il fiume nel mare sporco. Si vola per un paio d'ore, prima controllando tutti gli sbocchi, poi risalendo nell'entroterra lungo la Piana lametina per arrivare alle colline di San Pietro a Maida, Curinga e Jacurso. Ma non si tratta di un giro turistico. Il Corpo forestale dello Stato ieri mattina ha cominciato un'ispezione che durerà un'intera settimana. Dalla procura è partito l'ordine: setacciare tutti i corsi d'acqua per capire da dove arriva l'inquinamento. Un lavoro che si può fare solo con l'elicottero, e da chi di analisi del territorio se ne intende, come la Forestale. Il Comandante provinciale Salvatore Spanò ieri ha dato il via all'ispezione. La sua "mission" è quella di scovare i focolai d'inquinamento che non fanno star bene i bagnanti del Golfo di Sant'Eufemia in questi giorni di mare. Da dove arriva tutta la schifezza che fa diventare l'acqua del mare verdognola e oleosa, a volte maleodorante, sicuramente non piacevole per fare un bagno. Le operazioni sono coordinate da Lorenzo Lopez che dirige la base del Corpo forestale dello Stato nell'aeroporto lametino. Ventitrè militari con grande esperienza, meccanici collaudati, piloti con oltre 5 mila ore di volo, addestramenti continui perchè d'inverno l'hangar verde della Forestale diventa una vera e proprio scuola d'aggiornamento. L'ispettore Angelo Zema e l'agente scelto Rocco Angeletta infilano il casco e si mettono alla cloche. Montano su anche gli assistenti Francesco Grasso e Bruno Vescio del comando lametino della Forestale. La ricognizione dovrà essere fatta su un territorio vasto che va dalle foci dell'Amato e del Savuto fino all'interno. Va fatta un pezzo per volta, controllando tutti gli affluenti: il Canne e il Piazza che attraversano la città, ma anche il Sant'Ippolito e il Pesipe. Va scandagliato il territorio palmo per palmo. Qualcosa alla fine uscirà fuori. Com'è capitato poche settimane fa al torrente Gaccia, a valle di Pianopoli, dove venne a galla una grande discarica sotterranea lungo le sponde del corso d'acqua. A denunciarla era stato un consigliere comunale, a scoprirla i carabinieri. L'obiettivo di Salvatore Vitello è quello che avrebbero dovuto perseguire gli amministratori comunali dell'intero hinterland e non l'hanno fatto: far funzionare depuratori e impianti di sollevamento, per evitare che i liquami si riversino nei torrenti, che poi finiscono nei fiumi, che poi finiscono nel mare. Sette impianti di depurazione sono stati sequestrati in meno di tre mesi dal procuratore e dai suoi sostituti, perchè non depurano, anzi sporcano. «Se saremo fortunati riusciremo a cogliere qualcuno in flagranza di reato, mentre inquina», dice il comandante Lopez. Che spiega: «Non è la prima volta che facciamo indagini, qualche anno fa ci siamo occupati del fiume Alli non lontano da Catanzaro, sullo Jonio. Siamo in estate ed i turisti s'aspettano molto da un mare con le bandiere blu, e non queste porcherie». L'anno scorso l'elicottero verde ha lavorato per 600 ore volando nei cieli della provincia, quest'anno probabilmente farà di più grazie a questa indagine contro l'inquinamento ambientale guidata dalla procura del tribunale lametino. Forse da oggi i bagnanti si sentiranno più al sicuro, sapendo che da lassù c'è qualcuno che li tutela. Ha le eliche ed è verde. E fotografa chi inquina. Anche loro banditi, peggio di chi ruba o truffa, perchè rovina la salute degli altri. E toglie il piacere di fare un bel bagno nell'acqua limpida.

Gazzetta del sud