Notizie di Prima Pagina
 
5-02-2012 La Libertas Curinga perde, in pieno recupero contro la capolista Atletico Maida Libertas Curinga - Atletico Maida 1-2 // 15-01-2012 Così il direttore dell’Asp di Catanzaro incontrando i sindaci del Lametino ed in merito alla recente approvazione dell’atto aziendale Mancuso: “Non dividiamoci sulla sanità” // Lamezia Terme (Cz) 07 Gennaio 2012 Riparte la scuola di Dottrina sociale della Chiesa // 06-01-2012 Sanità: i sindaci del Lametino pronti a fare le barricate 06-01-2012 Benigni inaugurerà quarantesimo anno accademico all'Unical Ad attore conferita laurea honoris causa in filologia moderna // 05 10 2011 La Croce sul Monte Contessa. // 07 09 2011 Papa Benedetto XVI a Lamezia Terme // 30 7 2011 Curinga Intestate le strade a chi ha dato un contributo alla comunità Sei persone che non si possono dimenticare // 5-5-2011 - Una Promozione tra i Pali. Chi - Come - Quando: Andrea Michienzi // Zio Peter Racconta Il Santuario del Carmine e le Processioni di Curinga //
 
Clock
Ulti Clocks content
Biblioteca
Cultura Scienza Tecnologia
Un Proverbio al Giorno
Speciale Mondiali 2010
Traduci Italiano-Dialetto Curinghese
Archivio del Sito
Foto di altri Tempi
Banner
Cerca
Previsioni Meteo
Foto dei Ricordi
Immagine casuale
dsc08580.png
Contatore

Rivolta di Reggio 13-7-2010

Regionalismo e Rivolta di Reggio
Luglio 1970, la storia e le aspirazioni tradite quarant'anni dopo
COSA RIMANE DI QUEI GIORNI

di LUIGI LOMBARDI SATRIANI

 

IL 14 luglio di quarant'anni fa il sindaco di Reggio Calabria, Piero Battaglia, fece "rapporto alla Città"in cui informava i suoi ammi­nistrati delle decisioni pre­se a livello governativo a proposito del Capoluogo della nostra Regione: Catanzaro, sede della Corte d'Appello, avrebbe avuto tale ambito riconoscimento. Fu la scintilla, che fece divampa­re un grande incendio: proteste, barricate, sussulti autonomistici di quartieri della Città (vennero proclamati in quei giorni la Re­pubblica di Sbarre, la Repubblica dei Ferrovieri, il Granducato di Santa Caterina), scontri con poli­zia e altre forze dell'ordine, con tragiche conseguenze di morti e feri­ti; invio dell'esercito da Roma, un'intera nazione che assisteva stupefatta all'esplosione di una rabbia che sembrava indomabile. Vi fu chi proprio cavalcando tale rabbia costruì la propria fortuna politica (il sindacalista della Cisnal Ciccio Franco), uomini politici ca­labresi e non, di notorietà naziona­le vennero impiccati simbolicamente (ricordo di aver visto pende­re dai fili su un viale della cità fantocci rappresentanti Riccardo Misasi, Giacomo Mancini, Franco Restivo - allora Ministro degli Interni-, mentre Gaetano Cingari, deputato del reggino, venne accusato di non aver saputo difendere gli interessi della città e quindi punito con la mancata rie­lezione al Parlamento. I quotidiani nazionali inviarono sul fronte del­la rivolta i loro giornalisti che si sbizzarrirono in resoconti che at­tingevano al Far West e al pittore­sco, non a caso il politico Giuseppe Reale nel suo "Reggio in. fiamme" (Edizioni Parallelo 38,1970) parlò della rivolta rievocando i tempi del suo trasporto giovanile per 'Tom Mix e gli eroi del West. Non tutti naturalmente cedevano alle lusin­ghe della rappresentazione pitto­resca; ricordo ad esempio un sag­gio di Pino Ferraris e gli articoli di Alfonso Madeo (Corriere della, Sera) e Valentino Parlato (II Manife­sto), ma il clima generale era domi­nato dallo stupore, dall'indigna­zione ideologica (prevalentemente nel PC e in altre organizzazioni della Sinistra), dalla strumentalizzazione politica (le forze della Destra) e l'atteggiamento ironico di quanti erano realmente sorpresi che si potesse giungere a tanto per una decisione di carattere burocratico - amministrativo.
Nel primo periodo della rivolta mi trovavo a Roma (sin da allora al­ternavo costantemente soggiorni romani e soggiorni meridionali, fra l'altro insegnavo Storia delle Tradizioni popolari nell'Universi­tà di Messina) e ricordo che anche io ero profondamente sorpreso dall'intensità della protesta reggi­na. Rientrato in Calabria, anche dopo aver parlato con alcuni amici di Reggio (tra i quali il giudice Macrì) che testimoniavano cosa la ri­volta potesse significare vista dall'interno, mi recai più volte a Reg­gio (avendo cura di lasciare lontano dalla città la mia auto allora tar­gata CZ e quindi appartenente a una provincia ritenuta rivale e ne­mica), parlai con numerosi rivolto­si e acquisii molta documentazio­ne, volantini, manifesti, stampa locale, fotografie. Riflettendo sul­le interviste, sui valori e i temi cul­turali che esse testimoniavano e sulle loro profonde connessioni con tratti essenziali della cultura folklorica calabrese, compresi che si trattava di un fenomeno estre­mamente articolato e complesso e che era ingiusto e riduttivo liqui­darlo con un perentorio giudizio come prevalentemente veniva fat­to. A titolo esemplificativo, poteva sembrare strano che i rivoltosi nei giorni più caldi si impadronissero della statua della Madonna della Consolazione, la portassero in pro­cessione e giunti in Piazza Prefettura facessero voltare le spalle della statua stessa rispetto al Palazzo dell'Istituzione in segno di ostilità e di disprezzo, ma tale gesto si rive­lava estremamente coerente con quella tradizione popolare che ave­va visto nei secoli il popolo coinvol­gere nei suoi sentimenti e nelle sue richieste le statue religiose.
All'esterno appariva eccessiva la violenza con la quale ci si scagliava contro i rappresentanti delle forze dell'Ordine, ma in numerose interviste mi venne ripetuto che avendo i rivoltosi posto in testa ai loro cor­tei le "proprie" donne, queste ave­vano subito l'oltraggio di carezze sul loro corpo, per cui la, rabbia era anche una reazione all'offesa arre­cata al loro onore. Non importa se un particolare siffatto fosse vero o no, né io lo ritenevo verosimile, ma era importante che si pensasse e si ripetesse come cosa realmente ac­caduta; da ciò discendeva un'ulte­riore legittimazione delle azioni di protesta.
Molta pubblicistica locale (da giornali a volantini e manifesti) utilizzava temi non strettamente pertinenti alla rivendicazione di Reggio capoluogo (ad esempio, non era un motivo valido per il ri­conoscimento la considerazione che la città sullo Stretto fosse si­tuata sul 38°parallelo, ma tutta la produzione locale di quel periodo aveva la funzione di garantire la funzione di mediazione culturale che gli intellettuali locali svolsero per rapportarsi in qualche manie­ra al popolo della rivolta e trovare così, a propria volta, una loro fun­zione e legittimazione.
Tali tratti mi indussero a scrive­re un volume, "Reggio Calabria - Rivolta e strumentalizzazione", pubblicato per la prima volta dall'Editrice Qualecultura di Vibo Va­lentia e in una seconda edizione, con un nuovo saggio introduttivo, dall'Editore Franco Angeli. Esso contribuì alla, riflessione su una serie di questioni che testimoniano come la problematica della que­stione meridionale, che alcuni vorrebbero radicalmente superata, sia ancora presente nella nostra società e solleciti pertanto tutta la nostra tensione conoscitiva.
Recentemente la rivolta di Reg­gio è stata oggetto di un'attenta ri­flessione da parte di un giovane studioso, Luigi Ambrosi, che a es­sa ha dedicato un'opera di accura­ta ricostruzione storiografica ac­compagnata da una apprezzabile sensibilità antropologica ("La Ri­volta di Reggio", Rubbettino Edi­tore, 2009).
Nella nostra temperie la memo­ria non gode, come sappiamo, di grande prestigio e l'oblio sembra più omogeneo al disegno comples­sivo di chi intende governare sud­diti inconsapevoli piuttosto che cittadini che padroneggino il proprio passato e i tratti che lo caratte­rizzarono. Ritornare criticamente sul quarantennale della rivolta di Reggio, anche portando la propria testimonianza, può avere, quindi, un valore che superi la mera sotto­lineatura temporale cronachistica e si ponga come tentativo di effetti­va riflessione. Ciò che mosse pro­fondamente l'indignazione dei reggini, anche a, prescindere dalla loro stratificazione sociale, fu la sensazione di essere traditi dai propri rappresentanti politici e il convincimento che non si tenesse in alcun conto ciò che loro avevano sempre pensato indiscutibile: l'es­sere Reggio il capoluogo della Ca­labria. Il senso di una assoluta in­giustizia perpetrata ai loro danni  indusse tanti e tanti a barricate e a esplosioni di ira e di protesta. Tut­to ciò che avviene nella realtà va compreso nella fenomenologia esplicita e nelle motivazioni pro­fonde, resistendo alla sindrome del giudizio e della collocazione ideologica. Forse la rivolta di Reg­gio Calabria ha ancora alcune cose da dirci.

 Luigi Lombardi Satriani

Il Quotidiano