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In Prima Pagina 14-3-2010

 

Il rock and roll made in Calabria

La storia musicale del gruppo lametino I Bruzi

Ebbero grande risonanza di pubblico negli anni ‘70

ERO L’ATTENDENTE DEL KAISER

 

14 Marzo 2010 di Michele Pingitore

Le sonorità beat e del rock & roll du­rante gli anni sessanta hanno sol­cato anche i cieli calabresi. Talvolta in modo sfuggente, altre impri­mendo caratteristiche e modalità di vita a tanti giovani. Qualche volta hanno lasciato una scia di stelle luminose che splen­dono ancora oggi, come quella del gruppo la­metino I Bruzi.

Ma andiamo con ordine, tra la fine degli an­ni '50 e l'inizio dei '60, assistiamo nell'indu­stria musicale a una vera rivoluzione sonora che cambierà in certo qual modo per sempre le cose. Si passa rapidamente da una conce­zione orchestrale da accompagnamento al cantante di turno, al gruppo snello o al can­tante solista che suona e scrive le proprie can­zoni. Nascono così artisti come Gene Vincent, Little Richard, Bob Dylan. Elvis Presley; gruppi come The Platters. E con loro tut­ta una generazione di giovani che vuole imitarli nelle urla, nei movimenti e nelle danze sincopate, insomma nella provocazione mu­sicale. Anche in Italia la febbre da rock & roll contagiò vari cantanti esordienti come Bobby Solo e Little Tony che emulavano Elvis Presley.

Questo desiderio d'imitazione era in realtà un profondo bisogna di cambiare musica, proporre un sound innovativo e più consono ai tempi moderni, che la società aveva imboc­cato dopo la Seconda guerra Mondiale.

Era nato un nuovo approccio verso la mu­sica, più immediato e spontaneo, questo gra­zie anche alle condizioni economiche favore-voli. Gruppi musicali composti di amici che suonavano un po' per gioco e passione nac­quero un po' ovunque. Anche in Calabria ab­biamo diverse testimonianze che documen­tano la presenza di numerose band amatoriali legate alle sonorità ricorrenti di quel perio­do. Tra queste, all'inizio degli anni '60, c'è una band che ha lasciato le sue tracce che so­no presenti ancora oggi (basta andare su You Tube per trovare numerosi brani del grup­po) , erano di Nicastro e in onore della loro ter­ra madre vollero chiamarsi semplicemente I Bruzi.

Era il 1961 quando un gruppo d'amici di Nicastro decisero di suonare insieme: Elio al basso, Genio alla batteria che sarà uno dei principali compositori dei brani, Benny come voce solista, Ermanno alle tastiere e Pippo alla chi­tarra. L'avventura sonora eb­be inizio quasi per gioco, ma subito dopo la loro serietà conquistò il pubblico locale per poi espanderei anche al­trove. I brani proposti, come era consuetudine all'epoca, andavano dal repertorio delle canzoni di Edoardo Vianello, Beatles, Lucio Battisti, temi musicali come "La battaglia di Alamo" e molte altre canzo­ni d'oltreoceano.

Le prime esibizioni avven­nero ovviamente nelle feste di piazza o in qualche locale alla moda, dove riuscivano a coin­volgere sempre il pubblico. Ma presto ci furono le prime defezioni, forse per altri inte­ressi o perché forse qualcuno era convinto che di sola musi­ca non si riuscisse a vivere, così Ermanno, Pippo e Benny lasciarono la band e al loro posto entrarono Egidio alla chitarra e Salvatore tromba.

Il gruppo trasformatesi in un quartetto era ora proiettato verso altri orizzonti che si sarebbero aperti da lì a poco. Un quartetto in cui la tromba diventava quasi la voce solista, il loro sound raggiunse adesso un'armonia musicale e ritmica invidiabile, soprattutto nei mugolii, fraseggi voca­li, fischi e sussurri che diventeranno una propria caratteristica sonora della band fino alla fine.

Nel 1966 incisero per un'importantissima eti­chetta discografica come l'Ariston, il primo dei lo­ro dischi "Ero l'attendente del Kaiser", un motivetto molto orecchiabile già portato al successo da Greenaway e Cooke. IL ritornello fischiet­tato da Elio e Genio si amalgamava subito dopo con la tromba di Salvatore che sem­brava una voce sovrapposta.

Sul retro di questo primo 45 giri c'era in­vece un pezzo originale del gruppo "Un cuore di sasso", più introspettivo e chiara­mente romantico.

Questo primo disco ebbe un discreto suc­cesso ma non tale da consacrare la band. L'anno successivo pubblicarono un nuovo disco, questa volta rifacendo una canzone che era stato un grosso successo in Ameri­ca, Massachusetts dei fratelli Gibb, meglio conosciuti come i Bee Gees, forse per la prima volta in una versione italiana, sul lato B invece ancora una volta un brano compo­sto da loro "IL mio giorno magico".

Tra l'aprile e il maggio, di quel lontano 1968 infuocato, uscì il loro terzo disco che riproponeva sul lato A la cover di una can­zone di Michel Fugain intitolata "II tempo che ho non basterà", in una versione dol­cissima e disincantata, sul lato B invece "Sappi che morirò", brano scritto da Genio e Coppola, molto più disimpegnato nono­stante un titolo così lugubre.

L'anno successivo la band cambia casa discografica, lasciando l'Ariston per ap­prodare su l'etichetta Variety, con quasi contemporaneamente due nuovi 45 giri il primo con i brani "Banda" e "il cuore che ho", mentre il secondo più interessante "Miss love you", scritto pare appositamen­te per il gruppo da Umberto Bindi, sul lato B invece un titolo semplice e suggestivo co­me il brano "Come lei", firmato dalla band. I Bruzi pubblicheranno il loro ultimo 45 giri, sempre per Variety, nel 1970 con due pezzi originali: "il sole non c'è più", intro­spettivo sul tema della solitudine, sull'al­tro lato invece "La magia".

Tuttavia il meglio il gruppo, come spes­so accadeva nella musica a quell'epoca, era nelle loro esibizioni live. Memorabili sono le cronache di alcune loro esecuzioni dal vivo. In cui suonavano non solo i propri brani, ma anche alcune cover che nelle loro ver­sioni erano più belle de­gli originali. Durante gli anni la formazione, che è rimasta quasi stabile, ha accolto soprattutto per le esibizioni dal vivo altri musicisti per potenziare il proprio sound: Jerry alla tromba e Carletto al­la chitarra.

Durante tutta la loro attività musicale, dura­ta quasi un decennio', moltissime sono state le richieste per esibizioni dal vivo, numerosi i con­tratti con diverse case discografiche. Il loro suc­cesso fu soprattutto in Calabria ma non mancò anche in altre regioni. Dal vivo, come accadeva spesso tra gli anni '60 - '70, accompagnavano grossi nomi della musi­ca leggera riscuotendo però anche un loro suc­cesso personale. Al culmine di questo periodo il gruppo si sciolse e ognu­no dei membri intrapre­se la propria strada, in­terrompendo forse bruscamente quel loro sogno musicale giovanile, coltivato in un territorio non sicuramente facile, ma nonostante ciò sono riu­sciti a diventare un gruppo di cui ancora oggi si parla e si cerca il materiale sonoro da parte di ap­passionati vecchi e di cui se ne aggiungono, giorno dopo giorno, sempre dei nuovi.

Il Quotidiano