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Una vecchia Foto ricordi di una vita


Una vecchia scatola …

A chi non è capitato di rovistare in un dimenticato baule o in  fondo ad un armadio e trovarsi in mano una vecchia scatola di latta, magari arrugginita? Le vecchie scatole della nonna ….

Potevano contenere di tutto, dai bottoni alle medicine, ma spesso rappresentavano un vero scrigno dove conservare le cose più care, i segreti  … le foto dei tempi passati … i ricordi di una vita.

Trovarsela tra le mani e ancor più aprirla può incutere un certo timore, avendo rappresentato il depositario delle emozioni, dei sentimenti, dei sacrifici impressi in una vecchia foto … testimoni di vita vissuta.

Una volta aperto lo scrigno è facile imbattersi in piccole foto in bianco e nero ma ingiallite o a colori diventate color seppia quanto più sono datate. Basta guardare le pose, le acconciature, i vestiti e ci si ritrova nel passato: bambini sulla spiaggia, ritratti di famiglia, una coppia di sposi, una gita in campagna o una scolaresca e già possono riaffiorare quei ricordi che animano le scene di vita ritratte. A volte le facce non ci riportano a nulla ed ecco che diventa prezioso il ricordo della nonna che nostalgicamente ci riporta ai tempi passati con racconti che non si limitano al riconoscimento di un luogo o una persona, ma di vita vissuta, un pezzo di storia dei tempi passati con usanze e valori di un’epoca da recuperare prima che vadano persi.

Basta prenderne una a caso … la prima che affiora e che risale agli anni 50 ritrae un bel gruppo di bambini disposti attorno alla loro maestra: una foto ricordo di scuola. La maggior parte porta, come era d’uso, il grembiule nero con il fiocco azzurro e i capelli cortissimi per i maschi, mentre le femmine li portavano raccolti. Inizialmente non sembra ci dica altro ma, soffermandoci un po’ ad osservare meglio un volto, un sorriso, una smorfia … ecco che da un pezzo di carta prende vita la storia di ognuno.

Tante storie che, per quanto singolari, portano con se i segni comuni del difficile periodo del dopoguerra.

Sono stati anni tristi, di stenti e sacrifici … anni di miseria, fame e analfabetismo. Sono stati i difficili anni della ricostruzione: mancava il lavoro, la terra restituiva a stento per sbarcare il lunario … sono gli anni dolorosi dell’emigrazione! Chi è stato costretto a partire ha lasciato a Curinga una parte del suo cuore, sempre con l’eterna speranza di ritornare, non per tutti è stato possibile. Anche le emigrazioni al nord non sono state facili! Gli uomini del sud,  anche se portante forza lavoro, hanno vissuto accanto ai problemi di sradicazione quelli dell’integrazione. Quante famiglie si sono divise tra nord e sud!

Più dolorose sono state le partenze per l’estero, per non parlare dell’America! Oggi bastano solo poche ore e la comune carta di credito per esaudire il desiderio di visitare anche il paese più remoto della terra. Erano altri tempi e si emigrava per estrema necessità, per dare un futuro migliore ai propri figli, tutto quello che ai genitori era stato negato.

Molti di questi figli , in virtù dei sacrifici affrontati dai genitori, anche se cresciuti con il pane nero e la testa rasata per difendersi dai pidocchi, hanno avuto coraggio a inserirsi nelle professioni e in tutti i campi del sapere, dando lustro al vicolo e al paese che li ha visti nascere: ingegneri, medici, professori, ricercatori, maestri artigiani che hanno reso Curinga pari ad altri centri “acculturati”.

Sono proprio questi bambini che si accontentavano di poco, che giocavano nelle polverose strade, che aiutavano i genitori nei lavori di campagna, che hanno seguito il percorso del sapere accompagnati dalla materna e dolce maestra a diventare gli uomini di oggi.