IL DUOMO DI CURINGA
Alcuni studiosi sostengono che la dedica del tempio al Principe degli Apostoli, non è che una pura conseguenza del fatto che i lacconesi profughi hanno rinnovato il titolo di una loro chiesa esistente in Acconia abbandonata.
Il suolo su cui sorge la “Matrice” è stato regalato dalla famiglia Pompò, ormai estinta. La pietra e la sabbia sono state portate dal fiume Turrina con un sistema molto pratico: centinaia di persone si sono disposti “a catena” lungo il tratto che dal fiume va fino all’erigenda chiesa e col “passamano” hanno provveduto alla bisogna.
Certamente lo spirito religioso che animava la comunità doveva essere veramente notevole se oltre alla chiesa chiamata con una certa pretensiosità “madre” esistevano nel solo centro urbano numerosi altri tempi, quali quelli del Carmine, Immacolata (S. Nicola) di S. Giuseppe, dell’Addolorata, di S. Francesco, del Soccorso ed altri sul territorio.
Dall’archivio parrocchiale risulta: «fu eretto nel 1600» e nel 1769 esisteva la chiesa parrocchiale di S. Andrea. Dopo il terremoto del 1783 fu ricostruito.
Nel 1672 fu parroco Romeo e poi Ciliberti, Dardi, Mazzotta. Nel 1677 nel paese vi erano una ventina di sacerdoti e fra questi Orlando, Dedato, Calvieri, Vasta, Fusco, Bianca. Nello scorcio del 1899 fu parroco Perugino Pietro Giovanni da Curinga e dopo il 1900 Caruso Vincenzo nativo di Conflenti.
A questi successe l’attuale Don Antonio Bonello nativo da S. Pietro a Maida il quale trovò il Duomo in stato di completo abbandono.
Si è quindi dedicato con intelligenza ed abnegazione per renderlo veramente degno del culto. Infatti, mercè la sua opera instancabile, il tempio è risorto a nuova vita.
Vale la pena di ricordare i lavori rilevanti eseguiti:
1) ricostruzione totale del tetto;
2) rifacimento intero della facciata;
3) rifacimento dell’intonaco interno;
4) costruzione di numerosi ed ampi locali attigui per asilo infantile, casa canonica e adunanze;
5) opere d’arte varie, tra cui le seguenti: ricchi ed artistici altari in marmi pregiati con analoghe antistanti balaustre.
Pergamo, battistero e pila per l’acqua santa in marmi policromi. Tutte le opere marmoree sono istoriate con eccellenti sculture di stile classico. Nella navata sinistra vi è un quadro ad olio raffigurante S. Antonio di Padova circondato da gigli, opera ben curata dai colori dolci di vera ispirazione mistica; è opera del pittore professore Giorgio Pinna da Nicastro.
L’interessamento del parroco è costante e continuo. Ci permettiamo di esporre qualche punto di vista del tutto personale per quanto riguarda la riparazione della facciata: in origine essa presentava i quattro ordini di architettura classica secondo la scuola di Giacomo Barozzi, detto il Vignola, gloria dell’architettura nazionale. Infatti su basi di pietra da taglio poggiava il primo ordine «Dorico» al quale era sovrapposto il «Corintio», ed il composito: il Jonico il tutto sormontato da timpano con relativo cornicione.