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Santuario del Carmine



SANTUARIO DEL CARMINE

Sopra un poggio dominante quasi tutta la piana di Curinga troneggia il Santuario del Carmine col suo alto campanile che richiama all’architettura normanna con luci ad arco acuto. Chi si ferma sulla terrazza antistante e volge lo sguardo all’incantevole panorama con la distesa pianura ed il litorale del golfo (già Sinus Ipponiate) mentre l’aura salmastra del mare spumeggiante si unisce al profumo del polline d’oro nel verde argenteo degli uliveti in fiore, rimane estasiato; vi è un gioco di luci sotto un sole raggiante che inonda monti e valli ed indora il piccolo villaggio «Montesoro» appollaiato su di una collina che fa di secondo piano al paesaggio e pare spinga in là i colli del Vibonese. Visione solenne, grandiosa, che da millenni è viva e non si spegne in terra di Calabria. Il cielo è terso e di quando in quando vaganti nuvolette si prestano ad effetti scenografici mentre sullo sfondo si delinea lo Stromboli in linea con il gruppo delle Eolie. È visione o musica vivente? In questo poggio nel 1705 i Padri Carmelitani del Convento di S. Elia, fondarono la confraternita del Carmine su concessione del Padre Generale dell’Ordine Carmelitano e col beneplacido del Vescovo di Nicastro Monsignor Nicola Cirillo che approvò la fondazione il 26 agosto dello stesso anno mentre la Chiesa era annessa al Convento di S. Elia. Tanto risultò dall’Archivio Curiale di Nicastro. Dall’archivio della Parrocchia risulta la costruzione nel 1629. Prima fu edificato il Convento e poi la Chiesa.

Trascriviamo quanto Padre Domenico di Badolato ci tramanda nel suo libro a pag 366: «Il Carmine apparteneva al Monastero di S. Elia della Provincia di Sicilia, fondato dai Carmelitani del Primo istituto nel 1472 e nel 1724 annesso alla provincia di Calabria per decreto di papa Benedetto XIII. Questo sorse prima nella montagna S. Elia, tra Curinga e S. Pietro, ove si scorgono dei preziosi avanzi e trasferito poi a Curinga esistette fino al 1809».

Siamo nel 1964 e vediamo l’interno di questo Santuario di architettura corintia, decorato a stucco lucido e doratura a foglia, opera dell’architetto e pittore Agostino Guzzi da Miglierina. Vi figurano due affreschi di detto artista ed un quadro ad olio del pittore vibonese prof. Natale Cesareo fu Giuseppe della scuola napoletana dell’800.

Il quadro rappresenta la purificazione con S. Simone Stocco che presenta alla Madonna il Bambino Gesù. È stato offerto dall’artista per voto dopo che un fulmine caduto sul campanile è arrivato al punto dove attualmente è situato il quadro senza arrecare notevoli danni ai fedeli che assistevano alle funzioni religiose.

Le ceneri del Cesareo riposano nel Cimitero di Napoli nella Cappella riservata agli artisti di valore. Dopo il terremoto del 1908, in occasione di una visita effettuata in seguito al movimento tellurico, vi officiò in detto Santuario il Cardinale Portanova. La Chiesa del Carmine è stata elevata a Santuario nel 1952.

Nel sottosuolo della Chiesa, costruita nel 1629, esiste un sepolcreto di non discusso valore storico, dove venivano deposti i cadaveri dei Religiosi del Convento, ivi esistente.

Questo sepolcreto è composto da tre camere circolari a volta, scavate in arenario molto compatto. Alle pareti sono addossati dei sedili (ricavati anche nell’arenario) con ganci alle spalle di chi sedeva. Nel centro del pavimento di ogni camera vi è un pozzetto di raccolta. I cadaveri venivano disposti seduti e agganciati alle spalle ed il pozzetto riceveva i resti del cadavere in disfacimento. (Vedi disegno in appendice).

N. B. Questo argomento è trattato nei suoi particolari in un nostro articolo pubblicato su “Calabria Letteraria” la rivista di letteratura che esce a Longobardi di Cosenza, diretta dal valoroso Emilio Frangella.

  Peristilio Romanico:

Attaccato al Santuario della chiesa del Carmine esiste un peristilio a tre archi a tutto sesto, poggianti su fusti, il tutto è in pietra da taglio e basamento analogo con modanature Doriche. Evidentemente architettura Greco Romana. Tale materiale con tutta probabilità provenire da Sant’Elia Vecchio, costruzione preesistente.